Vivere in Sardegna è il sogno di molte persone. L’idea di poter godere di tanta bellezza tutto l’anno, di poter apprezzare appieno l’estate ben oltre la solita settimana di ferie, di avere a disposizione un mare e una natura incontaminata e di condurre uno stile di vita più rilassato non può che lasciarci sognanti. Tuttavia vivere in Sardegna ha pro e contro, vantaggi ma anche svantaggi e dato che ci ho vissuto, abbastanza da finire per sposare un sardo, ho pensato di parlarvi della mia esperienza sperando che queste considerazioni sulla vita in Sardegna possano essere di aiuto a chi sta valutando questa scelta.

Vivere in Sardegna: vantaggi

Il mare più bello del mondo

Mi sembra quasi superfluo da inserire in questo elenco ma sicuramente il mare è uno degli aspetti più positivi del vivere in Sardegna. Vivere in Sardegna significa infatti essere circondati dal mare più bello del mondo, pulito, trasparente, dalle tonalità che vanno dal verde chiaro all’azzurro più azzurro che abbiate mai visto. Insomma, un vero incanto. Quando mi sono trasferita in Sardegna non avevo idea di quanto bello potesse essere vivere in un tale paradiso ma poi me ne sono resa conto e oggi che vivo a Milano ne ho profonda nostalgia!

Una natura incontaminata

La natura selvaggia della Sardegna è una delle cose che ricordo con più emozione. Vivere in Sardegna non significa solo mare e spiagge infatti ma vuol dire anche poter entrare in contatto con una natura primordiale che difficilmente è stata preservata in altre regioni italiane (leggi l’articolo sulla Sardegna segreta). La scarsa densità abitativa e la circolazione di pochi veicoli ha sicuramente consentito una protezione pressoché totale del territorio, ancora meravigliosamente incontaminato e immune dai danni provenienti dall’industrializzazione e dall’urbanizzazione.

Stile di vita più sano

La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso” così Fabrizio De André descriveva la Sardegna e non da semplice turista ma da cittadino acquisito che aveva scelto spontaneamente di vivere in Sardegna. E sicuramente la possibilità di uno stile di vita migliore e più sano è una prospettiva allettante per molte persone.

Grande senso dell’ospitalità

I sardi sono persone di gran cuore e sebbene possa sembrare un’ovvietà da scrivere, il senso di ospitalità non è qualcosa di ovvio. Per niente. Non amo i confronti tra persone né tanto meno tra culture perché si rischia sempre di generalizzare ma c’è anche da dire che non tutti siamo uguali e come cambiano tradizioni e dialetti, così pure cambiano il senso di accoglienza e ospitalità, eccezionali in Sardegna. Difficile non attraversare i caratteristici borghi sardi e non essere salutati o invitati a prendere un caffè (o un mirto) da qualche persona del posto.

Richiesta di lavoro stagionale

La Sardegna vive di turismo. Non c’è un solo posto dell’isola che non venga preso d’assalto con l’arrivo delle belle giornate da turisti italiani e visitatori stranieri per cui hotel, alberghi, ristoranti e locali riaprono i battenti in estate per tornare a lavorare a pieno ritmo. L’estate quindi soprattutto per chi vorrebbe vivere in Sardegna ma non è sicuro e avrebbe bisogno di un breve periodo di test, è il periodo ideale per mettersi alla prova magari cercando un lavoro stagionale in una struttura turistica prima di trasferirsi definitamente.

Vivere in Sardegna: svantaggi

Isolamento geografico

Uno degli svantaggi più evidenti del vivere in Sardegna è sicuramente l’isolamento geografico. All’inizio non lo vedevo come un problema perché l’emozione e la curiosità di scoprire “il mio nuovo mondo” erano più forti di tutto ma con il passare degli anni, ho iniziato a soffrirne molto, abituata com’ero, a viaggiare ogni giorno senza problemi dalla mia città, Salerno (di cui vi ho parlato qui) a Napoli dove frequentavo l’Università, oppure ad avere la possibilità di raggiungere in 2 ore Roma e in 4 o 5 Milano.

Attaccamento alle tradizioni

L’attaccamento alle tradizioni e alla propria cultura da parte dei sardi è qualcosa di veramente unico. Pochi popoli provano un amore così viscerale verso la propria terra come quello sardo . Un esempio? L’onnipresente bandiera sarda che tutti conosciamo (a differenza delle altre bandiere regionali) perché i sardi se la portano dietro ovunque vadano e la sventolano con orgoglio ai concerti o agli eventi di piazza, segno di un legame speciale e indissolubile. Questo non è un vero e proprio “contro” ma quando l’attaccamento si trasforma in campanilismo e autocelebrazione può diventare fastidioso, soprattutto per un non-sardo.

Rete di trasporti inesistente

L’isolamento geografico è qualcosa che non si può contestare. Un’isola è un’isola. Che si tratti di Sardegna o di qualsiasi altra isola i problemi di collegamento sono più o meno gli stessi. Quello che però fa la differenza è il sistema di trasporti interno che può quantomeno rendere agevoli gli spostamenti sul territorio come succede a Malta (dove sono stata una settimana spostandomi in bus). In Sardegna, purtroppo, i collegamenti tra paesi e città sono pessimi e, ad esclusione del tratto Cagliari-Sassari, non esiste una rete di collegamento ferroviario, il che causa non poche difficoltà.

Rigidità nel risolvere le cose

Capitemi, sono nata in un posto dove tutto si risolve facilmente con un “vabbuò, cheffà?” e dove anche la situazione più problematica può diventare una barzelletta, in una regione, la Campania e in un angolo d’Italia, il meridione dove la capacità di adattarsi e sdrammatizzare è famosa in tutto il mondo. Normale che vivendo in Sardegna riscontrassi un po’ di rigidità nel gestire i rapporti e le situazioni in generale. Per la serie “le cose si fanno così da noi. Perché vuoi farle diversamente?“. Questa è l’impressione che ho avuto vivendo in Sardegna, poi magari mi sbaglio. Dopotutto la mia è solo una considerazione personale, non una verità assoluta.

Mancanza di lavoro stabile

Concludo le mie riflessioni con quello che definirei lo svantaggio maggiore del vivere in Sardegna: la mancanza di un lavoro stabile. Tutto il resto rispetto a questo probabilmente può essere contestabile ma sulla mancanza di lavoro siamo tutti d’accordo, gli stessi sardi che per questo motivo sono spesso costretti a lasciare la loro amata terra, motivo per cui anche io sono andata via e ho deciso di trasferirmi a Milano. Certo, il mare, la natura, l’accoglienza della gente sono cose stupende ma possono essere sufficienti per poter vivere degnamente e con serenità? Secondo me, no.

E tu cosa ne pensi?

 

Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.