Il randagismo in Thailandia: un problema difficile da risolvere

La questione del randagismo in Thailandia è molto seria. Si tratta di un problema difficile da risolvere che abbraccia molte cause diverse e pericolose conseguenze. Una premessa che serva a chiarire il rapporto tra uomo e animale e il trattamento che viene riservato a questi ultimi va fatta, però. Non c’è dubbio sul fatto che i thailandesi amano e rispettano gli animali. Dopotutto, per un buddista ogni vita è sacra e quella di un animale è sacra esattamente quanto quella di un uomo.

Certo spostandoci sul piano pratico, appare evidente che applicare quest’uguaglianza della sacralità non sia sempre così facile, in contesti di povertà e disagio. Cani e gatti randagi in Thailandia vengono sì rispettati e lasciati liberi di circolare e dormire sulle spiagge, tra i mercati e nelle attrazioni turistiche ma sostanzialmente nessuno si prende veramente cura di loro. Anzi, di solito vengono “abbandonati” davanti ai templi, affidandoli al buon cuore del monaci con la convinzione che avranno almeno qualcosa mangiare.

Animali, monaci buddisti e mentalità

In realtà, pur essendo tanti i cani e i gatti che dimorano presso i templi, i monaci non appoggiano questa pratica per due motivi. Primo perché ovviamente non possono occuparsi di tutti; second perché questi animali, versando in condizioni di scarsa igiene e a causa di questo “stile di vita” malsano si riempiono di pulci e zecche e spesso si ammalano. E, in effetti, nelle mie due settimane di viaggio in Thailandia, i cani e i gatti che ho visto non mi hanno fatto una buona impressione,  erano quasi sempre magrissimi, camminavano a stento o si trascinavano.

Di cani al guinzaglio, poi, neanche l’ombra ma credo che questo sia più che altro da attribuire ad un fatto culturale perché non sono considerati animali domestici oppure si trovano solo in qualche famiglia particolarmente ricca. Non conoscono con certezza le motivazioni ma quel che è certo è che tutti i cani e gatti che ho visto in Thailandia non avevano padrone,  vivevano in giro da randagi. E non mi sono meravigliata in seguito di leggere che  nella sola città di Bangkok vivono oltre 300.000 randagi!

cani_randagi_thailandia

Thailandia e la sterilizzazione degli animali

Lo so, sono numeri spaventosi ma il problema del randagismo, pur essendo così diffuso e sentito, si rivela molto difficile da affrontare in un paese che non considera lecita la sterilizzazione. Questo inevitabilmente conduce ad una moltiplicazione e triplicazione di animali di cui nessuno si può occupare e a cui non può essere garantita vita dignitosa. Al tempo stesso, si mette a rischio la sicurezza e la salute delle persone rischiando il dilagare di brutte e pericolose epidemie.

Tra il 1990 al 1998, il problema del randagismo ha costretto il governo thailandese, esasperato per la situazione molto critica, a sottoporre a eutanasia oltre 200 cani ogni giorno finché, per fortuna, l’intervento della Society for the Prevention of Cruelty to Animals è intervenuta a fermare questa crudele strage. Ad oggi, però, pur essendoci state numerose campagne di sterilizzazione ed essendo stato introdotto l’obbligo di registrazione degli animali, il randagismo non è stato ancora sconfitto.

Associazioni e organizzazioni non profit

Anzi, il numero dei cani e gatti randagi in Thailandia sta ancora aumentando e, nonostante i principi buddisti, la pratica dell’abbandono e il rifiuto della sterilizzazione rientrano ancora nella mentalità di molti thailandesi che non vogliono o non possono prendersi carico degli animali fino in fondo. Al tempo stesso, però, sono anche molti i thailandesi dal cuore grande che in questi anni hanno fondato associazioni ed organizzazioni non profit in tutta la Thailandia ed offrono assistenza e rifugio per cani e gatti randagi, anche a spese proprie.

Ecco quelli che ho trovato dopo qualche ricerca. Visitate il sito e scoprite come aiutarli!

4 Commenti

  1. Franco

    Ciao Marianna. Complimenti per il blog. Volevo chiederti a quale registrazione fai riferimento. Si tratta proprio di una anagrafe canina o del semplice documento di vaccinazione rilasciato dai veterinai?

    1. Ciao Franco, grazie per gli apprezzamenti. Mi riferisco al programma lanciato dall’Amministrazione metropolitana di Bangkok a settembre del 2005 che consiste nell’obbligo di applicazione del microchip. Il regolamento stabilisce che tutti i proprietari di animali domestici residenti a Bangkok devono registrare i loro cani attraverso l’applicazione del microchip. Puoi trovare più informazioni qui su Pressreader: https://goo.gl/VqWn1P

  2. Franco

    Si tratta di una bella notizia, ma secondo me il provvedimento non risolve il problema del randagismo in Thailandia. In primo luogo perche’ riguarda solo l’area metropolitana di Bangkok, che e’ una area limitata rispetto l’intero territorio e, in secondo luogo, perche’ e’ un provvedimento che interessa chi gia’ ha intenzione di detenere un cane. Come Te stessa dici nell’articolo, i thailandesi rispettano i cani randagi e danno loro da mangiare, se possono, ma si limitano a questo nella maggior parte dei casi. E nutrire un cane randagio non implica automaticamente avere il possesso del cane. Quindi non permane alcun obbligo di registrazione.
    Purtroppo c’e’ da dire che questa condotta alimenta il fenomeno. Per eliminare il problema, sarebbe necessario che ogni thailandese prendesse anche cura del cane randagio al quale da da mangiare, vaccinandolo, lavandolo e curandolo da zecche ed altre infezioni. Poiche’ pero’ questa e’ una soluzione che non penso sia fattibile, resta solo un’altra soluzione. A mio avviso bisognerebbe popolare la Thailandia di canili, dove tenere provvisoriamente tutti i cani randagi, ed avviare una politica di adozione, che comporterebbe automaticamente la registrazione del cane. E se le adozioni fossero poche, si potrebbe far pagare una tassa per il mantenimento dei canili.

  3. Alessandra Scopelliti

    Sono in Thailandia da circa 2 mesi. Ho visto ovunque cani e gatti liberi. Non ho visto nessuno allontanare o trattare male questi animali e soprattutto questi animali sono nutriti. Spesso li ho accarezzati e, sorprendentemente, non puzzano. Ma mi sono chiesta: se questi cani non sono sterilizzati allora ce ne sono troppo pochi in giro. Ho viste femmine che hanno partorito ma non vedo cuccioli. Che fine fanno? E non ho visto che un numero esiguo di cani anziani. DOVE sono? È vero che al mercato Chatuchak un banchetto espone foto di un rifugio e chiede sostegno, ma mi sembra improbabile riesca a risolvere il problema randagismo di una metropoli così estesa. C’è comunque di buono che moltissimi cani liberi portano un collarino, segno che fanno riferimento a qualcuno e questo qualcuno li lava: i cani sono puliti. Qualcuno ha il collare elisabettiano e quindi viene curato ma tanti presentano malattie della pelle. Si cominciano a vedere cani di proprietà di razza portati a guinzaglio corto e vestiti (ci sono 30 gradi). E la moda fa sì che si vedano cani nordici, Bobtail, barboncini e Shitzu pettinati quotidianamente. C’è senz’altro qualcosa che mi sfugge perché la situazione non è chiara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.