Cosa vedere a Malindi: la mia visita nella Little Italy del Kenya

Siamo partiti alla volta di Malindi in un bel pomeriggio di fine agosto curiosi di vedere una delle località più conosciute e frequentate del Kenya. Malindi è soprannominata dalla gente del luogo “Little Italy”, piccola Italia e come tutte le Little Italy del mondo è piena di italiani. Non solo, chiariamo. Malindi continua ad essere un luogo molto genuino e autentico, popolato principalmente da locali ma anche da un numero consistente di italiani che qui si sono trasferiti e hanno comprato casa. 

La popolazione keniota semplicemente li adora. Si sono fatti apprezzare per la loro simpatia e generosità e hanno aperto aziende, ristoranti, alberghi, centri immersione dando lavoro a molte persone e per la gente di Malindi è una vera fortuna che siano arrivati e abbiano deciso di portare cultura e benessere nella città. La mia visita di Malindi inizia dalla scoperta di un’arte antichissima, quella dell’intaglio del legno. Dove? Nella famosa Fabbrica del legno degli Akamba, da sempre tappa immancabile in ogni tour di Malindi.

Cosa vedere a Malindi nella fabbrica del legno

Probabilmente ormai è diventata un’attrazione un po’ troppo turistica e lo dimostra il costo dei souvenir che vendono all’interno, veramente eccessivo. Tuttavia rappresenta ancora una delle icone di Malindi e un luogo interessante per conoscere la tradizione dell’intaglio del legno, tra le attività artigiane più antiche e importanti del Kenya orientale, terra del popolo degli Akamba. Varcando il cancello principale ci si ritrova immersi in un piccolo mondo quasi estraneo al caos proveniente dall’esterno.

Seduti per terra all’ombra degli alberi o sotto delle tettoie messe su alla buona, ci sono loro, gli artigiani del legno. Che poi, secondo me, definirli artigiani non rende bene la meraviglia delle loro creazioni. Io li definirei nient’altro che artisti! Un gruppetto è intento a scolpire teste di elefante. Un altro pulisce con molta cura delle statuine e altri sono all’opera per decorare minuziosamente le sculture già finite. Non sono un’esperta di intaglio del legno e quindi non so essere più precisa di così ma assistere è stato molto emozionante.

Dopo aver osservato per qualche minuto e aver scattato delle foto, siamo entrati nell’immenso negozio per dare un’occhiata e ci siamo ritrovati ad ammirare a bocca aperta decine di souvenir e creazioni artigianali di ogni dimensione. Abbiamo scelto di acquistare una calamita a testa di giraffa, uno degli animali che nei miei safari al Masai Mara e allo Tsavo East ho visto più spesso e al modico prezzo di 3 euro (anche ad Oslo una calamita costava più o meno così) abbiamo portato via con noi questa simpatica testolina gialla.

Visitare l’Old Market, il mercato vecchio di Malindi

A Malindi ci sono moltissimi mercati. Il mercato più mercato di tutti però è l’Old Market. Ce ne sono anche altri ma sono per turisti quindi ok farci un giro ma capirete bene che è tutto costruito per il turista e che di autentico c’è ben poco. Al mercato “vecchio” di Malindi, invece, troverete la vera Malindi che vende e che compra e anche un’atmosfera decisamente più particolare di quella di un mercato turistico. Da qui un consiglio. Non andateci da soli ma fatevi accompagnare da un locale, una guida, un beach boy di fiducia.

Non è un posto dove si può girare liberi e indisturbati soprattutto se si è turisti… bianchi. Per fortuna noi eravamo “scortati” da un ragazzo di Malindi che lì ci abita e non abbiamo avuto problemi eppure sentivamo su di noi lo sguardo sospettoso di molti kenioti. Quando capivano che eravamo in compagnia, però, tornavano alle loro cose. Così ci aggiriamo velocemente tra i negozietti che vendono un po’ di tutto dalle stole colorate alla frutta e la verdura e terminiamo il giro diretti verso un villaggio nella zona più interna di Malindi.

Regalare farina ai villaggi nei dintorni di Malindi

Una delle cose più emozionanti che ho fatto a Malindi (e indimenticabili anche) è stato visitare un villaggio povero dell’entroterra per andare a regalare dei pacchetti di farina. Non l’avrei detto ma la farina in Kenya è piuttosto cara e basta un sacchetto per far felice un’intera famiglia. Il tragitto percorso per raggiungere il villaggio è stato già di per se abbastanza interessante. Essendoci avviati dall’Old Market nel tardo pomeriggio stava scendendo ormai la sera e quando siamo arrivati era già buio.

Eppure, nonostante la mancanza di elettricità che è costosa per queste comunità, passando in auto si sentivano e intravedevano tante persone che tranquillamente camminavano nell’oscurità più assoluta senza crearsi il minimo problema. Raggiungevano a piedi le loro casa dopo chissà quanta strada e immaginatevi cosa deve significare entrare in una capanna di fango e passare il resto della giornata completamente al buio, illuminati spesso soltanto da un piccolo falò acceso per cucinare qualcosa.

Appena ci hanno visti, donne e bambini ci sono venuti incontro e abbiamo iniziato a consegnare ad ogni donna un pacchettino di farina. Devo ammettere che mi sentivo un po’ in imbarazzo. Tutti quegli sguardi addosso mi mettevano a disagio ma ero molto felice di ricevere i loro sorrisi e le loro preghiere. “Bless you” mi dicevano mentre prendevo il pacchetto dal sacco e glielo mettevo tra le mani. E quel “Bless you” me lo sono portato a casa e so già che rimarrà uno dei ricordi più belli della mia visita a Malindi.

3 Commenti

  1. Mi fa pensare ad un villaggio turistico per ricchi bianchi sconnesso totalmente dalla realtà dell’Africa.
    Soprattutto quando leggo racconti di viaggio ci chi l’Africa la vive (forse in modo estremo) ma quanto più vicino possibile, attraversandola in bicicletta (Gauthier, vagabond en roue libre) ed evitando al massimo i posti turistici.

    1. Capisco cosa intendi ma, sono sincera, visitando Malindi non ho mai avuto l’impressione di trovarmi in un “villaggio per bianchi ricchi”. Questo semmai si può dire dei resort lussuosi che in effetti sconnessi dalla realtà lo sono eccome. Poi, certo Malindi non sarà l’Africa più autentica ma è comunque uno spaccato reale e genuino della vita di alcune località costiere che hanno conosciuto negli ultimi decenni un po’ di sviluppo e di benessere. Neanche così evidenti dopotutto.

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