Malati di selfie: quando l’autoscatto diventa compulsivo

In passato le foto venivano scattate solitamente durante i viaggi o durante altri avvenimenti importanti e anche i blogger le utilizzavano soprattutto per condividere momenti di vita o di scoperta.  Con il boom degli smartphone e la diffusione dei social network che, come dimostrano diversi studi ha finito per creare in molti utenti una vera e propria dipendenza, le fotografie prima e gli autoscatti ribattezzati “selfie” poi hanno assunto un ruolo fondamentale nella vita quotidiana di tutte le persone.

Secondo le ultime statistiche riportate dal quotidiano italiano ‘Leggo’, vengono scattate ben 3.572 foto al minuto, ovvero 5 milioni di foto al giorno e la maggior parte di essere vengono scattate per essere di conseguenza pubblicate sui social network. Secondo una ricerca europea riportata da ‘OnePoll’ per 73% il canale social preferito è Facebook, seguito da Twitter (11%), Instagram (9%), Flickr (4%) e infine Pinterest con l’1,6% delle preferenze.

In tutta Europa, uno dei paesi che si è rivelato più amante delle fotografie è proprio l’Italia, la quale può vantare una media di circa 3,3 miliardi di foto scattate mensilmente. Di queste ben il 60% viene pubblicato sui maggiori Social Network prima citati, autoscatti compresi. Secondo uno studio del Cnr, l’Italia è al secondo posto tra i paesi in cui si fanno più selfie e se poi si guarda però al rapporto tra selfie e numero di abitanti, ecco che sale podio della classifica, superando gli Stati Uniti.

La vera tendenza che sta spopolando tra un click e l’altro è, infatti, proprio quella di scattare e condividere selfie. Se da una parte fotografi per vocazione spuntano come funghi, convinti che i loro carri armati reflex appesi al collo come collane di tendenza bastino a renderli artisti, dall’altra impazzano sul web gli scatti dalla conclamata nulla rilevanza artistica: è Selfie Mania.

Purtuttavia, l’arte è forma di comunicazione, e in questo il selfie è maestro: la facilità dello shot e la disponibilità di connessione hanno infuso l’ansia di comunicare e mostrarsi in cosa si è, quanto si vale, cosa si prova, in modo disimpegnato, attraverso la grande vetrina autoreferenziale dei social-network. Per quanto l’idea dell’autoritratto non sia affatto nuova, l’auto-scatto sottende a un ben più esplicito narcisismo e nasce proprio in funzione del mondo social.

Altre ricerche mostrano come ormai una foto su cinque sia scattata appositamente per essere condivisa tanto da scatenare una sempre più comune “sindrome dello scatto facile”. Far circolare la propria immagine, condita di qualche smorfia/accessorio e rivoluzionata con l’apposizione di filtri migliorativi, dovrebbe presumibilmente trasmettere un’idea ben precisa, sicura, originale, che per gli studiosi delle dinamiche socio-psicologiche si traduce in bisogno inappagato di autoaffermazione, ricerca della propria identità attraverso l’approvazione degli altri.

Gli americani, che pare abbiano studi scientifici ad hoc su tutti gli aspetti della quotidianità, hanno graduato la gravità dello scatto compulsivo fino a definire una Selfie-Syndrome, come manifestazione di insicurezza materiale ed emotiva che spesso si traduce in estrema vulnerabilità alle critiche nonostante esternazioni di arroganza e presunzione. Così mentre si cerca autocompiacimento dalla celebrazione altrui, i rapporti vengono ad essere sempre più minati da mancanza di empatia.

Il resto è atteggiamento. Tendenza. Curiosità. Divertimento. Mostrarsi in pubblico non rende più bisognosi di ammirazione; piuttosto l’esposizione del sé idealizzato si congiunge al patologico bisogno di ammirazione. La foto, di per sé, blocca il flusso dell’esistenza incerta e mutevole delle relazioni, come per cercare di fermarla. È il filtro “amaro” sul quotidiano che peggiora l’idea, e gli utenti di Instagram sapranno cosa intendo.

Sono la prova di tutto questo i wealfie ovvero i selfie dei ricchi. Questa parola è il risultato della fusione di wealthy e selfie. I protagonisti di questa nuova moda sono i cosiddetti rich kids, ragazzi e ragazze benestanti che approfittano della rete per ostentare la loro vita lussuosa. I giovani ricchi non fanno altro che sfoggiare su Instagram le proprie vacanze estive a bordo di yacht lussuosi, in hotel a sette stelle, centri benessere da favola, i propri capi di abbigliamento firmati e così via.

E quante volte è capitato anche a noi lasciarci tentare dal selfie e ritrovarci poi, noi femminucce con un’espressione da duckfaces e i maschietti con lo sguardo alquanto poco tenebroso? Su, dite la verità! Tutti, ci siamo cascati tutti! Ma quella che per molti resta una moda, anche divertente, per altri con il passare del tempo è diventata una dipendenza, anche di cattivo gusto, lontana dall’essere cool e social, tanto che in alcuni casi è costata anche la vita a qualcuno.

Ne hanno parlato Pasquale Frezza e Alessio Fava nel loro cortometraggio “Save Yourselfie” che in pochi minuti rende perfettamente l’idea e lancia un messaggio – denuncia contro l’abuso del selfie in ogni dove, sotto ogni forma, espressione e posa. Un video che andrebbe visto con attenzione per far riflettere e per farsi tentare non più dallo scatto facile, ma dall’autocontrollo, altrimenti il passo da presenti ad “assenti” risulterebbe davvero breve.

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