Cosa vedere a Vigoleno, splendido borgo medievale nei dintorni di Piacenza

Scoprire l’Italia e sorprendersi ancora e ancora di fronte alle sue bellezze è sempre molto emozionante. Il recente blog tour di 3 giorni in Emilia mi ha lasciato impressi nel cuore moltissimi ricordi meravigliosi, su tutte quello del borgo incantato di Vigoleno, in provincia di Piacenza, certificato tra i “Borghi più Belli d’Italia” e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Vigoleno, infatti, nonostante le sue piccole dimensioni, merita di essere visto anche per altre attrazioni e luoghi di interesse, oltre il Castello che ovviamente resta il suo simbolo più evidente ed importante. In questo articolo, perciò, provo a suggerirvi cosa vedere a Vigoleno in un giorno, raccontandovi con i miei occhi le meraviglie più o meno conosciute di questo meraviglioso borgo medievale adagiato sui colli piacentini.

Cosa vedere nel borgo di Vigoleno

Il Borgo Fortificato

Le caratteristiche fortificazioni del borgo sono ovviamente la caratteristica principale di Vigoleno che mostra una struttura ancora intatta, modificata per l’ultima volta in epoca medievale. Oltrepassando il portale d’ingresso, su cui è ancora visibile lo stemma degli Scotti, signori del castello fino agli inizi del XX secolo, si accede al famoso rivellino, a ferro di cavallo, uno dei pochi rimasti inalterati, in passato utilizzato per proteggerne l’ingresso. Il funzionamento  sebbene strategico, era molto semplice: una volta entrati, i nemici venivano qui intrappolati, restando chiusi tra i due ingressi e facilmente eliminati dalle guardie disposte al suo interno.

Il Castello di Vigoleno

Tra le cose da vedere a Vigoleno, non può mancare ovviamente il Castello, risalente al X° secolo e parte del circuito dei Castelli del ducato di Parma e Piacenza, che rappresenta un prezioso esempio di complesso sistema difensivo fortificato. Dopo essere appartenuto a diverse famiglie aristocratiche, dai Visconti agli Anguissola e agli Sforza, fu alla fine la casata degli Scotti ad entrarne in possesso e a mantenerlo dal 1389 agli inizi del XX secolo. A partire dal 1920 e fino al 1935, divenne poi dimora della Duchessa Maria Ruspoli Gramont che restaurò completamente l’intero piano nobile e lo trasformò in un salotto culturale cui partecipavano scrittori e artisti famosi come Gabriele D’Annunzio.

Il Mastio quadrangolare

Prima di visitare gli interni, però, è doveroso fermarsi ad ammirare l’imponente Mastio quadrangolare, alto circa 30 metri al quale si accede attraverso la biglietteria, in passato usata come prigione. Questa alta torre, visibile anche dall’esterno del borgo, è uno degli elementi sicuramente più rappresentativi del castello di Vigoleno ed era utilizzata come estrema difesa contro i nemici. All’interno, distribuito su quattro piani, si può seguire un interessante percorso espositivo lungo cui vengono mostrati costumi dell’epoca, strumenti di tortura, armi antiche e reperti geologici. L’ultimo piano è quello panoramico, un po’ impegnativo da raggiungere per via degli scalini ripidi ma che regala una vista davvero spettacolare sul borgo e i suoi dintorni.

Il piano nobile

Attraverso il camminamento di ronda raggiungibile dal Mastio, si accede al piano nobile è costituito da 4 stanze completamente arredate: la Sala Rossa, la Sala Blu, la Sala del Biliardo ed il Teatrino. Della Sala Rossa, oltre al suo colore acceso, non passano inosservati il grande camino seicentesco e l’arredamento, sebbene si tratti di una riproduzione. Nella Sala Blu, invece, dove il fregio si è conservato fino ad oggi, si trova l’unico mobiletto originale appartenuto a Maria Ruspoli negli anni ’30. La Sala del Biliardo era, poi, una sala dedicata allo svago ma in origine fungeva anche da biblioteca. Infine, abbiamo il Teatrino, realizzato negli anni ’20, la vera chicca del piano nobile, che, con i suoi 12 posti a sedere, è considerato il teatro più piccolo di Europa. I meravigliosi affreschi sono opera del pittore russo Alexandre Jacovleff e, su richiesta di Maria, innamorata dell’Oriente, raffigurano musicisti, ballerini ed animali esotici dai colori sgargianti.

L’Oratorio della Madonna delle Grazie

Una delle cose da vedere ma soprattutto gustare a Vigoleno è la sua graziosa piazzetta, cuore del paese, con la sua bella fontana centrale. Qui si trova anche l’Oratorio della Madonna delle Grazie, piccolo edificio del Seicento, costruito per volontà di Alessandro Maria Scotti e utilizzato dalla casata come cappella di palazzo. In realtà, quest’oratorio, trovandosi sul percorso della Via Francigena, nasceva come luogo di accoglienza per i pellegrini che necessitavano di riposo e  cure e, infatti, come questo ce ne sono molti altri sul territorio. A confermarlo è la presenza dell’altorilievo di San Rocco, sul lato sud, che segnalava la presenza in cerca di asilo.

La Chiesa di San Giorgio

Tra le cose da vedere a Vigoleno, non può di certo mancare, poi, l’affascinante Chiesa o Pieve di San Giorgio risalente XII° secolo e considerata una delle costruzioni romaniche più importanti della provincia di Piacenza. Dopo vari ritocchi e rimaneggiamenti rinascimentali e barocchi, il restauro del 1963 l’ha finalmente riportata al suo aspetto originale, che è quello che vediamo attualmente. Da segnalare l’affresco dell’abside raffigurante Giorgio che uccide il drago per liberare la principessa e l’affresco della Vergine del Latte, sulla parete laterale, che però è ancora oggetto di discussione ed interpretazione.

Il Museo degli Orsanti

C’è un’ultima cosa da vedere a Vigoleno: il museo degli Orsanti, un luogo molto particolare che ci fa viaggiare nel tempo e nella storia. Ma chi erano gli Orsanti? Senz’altro un pezzo di storia dell’Appennino Tosco Emiliano. Qui molte persone, tra il 1700 e il 1800, vivevano in povertà e per sbarcare il lunario si erano “improvvisate” artisti musicanti e ammaestratori di animali dando vita ad un vero e proprio fenomeno. Come si può facilmente dedurre dal loro nome gli “orsanti” utilizzavano per le loro performance gli orsi, che ammaestravano, purtroppo, a colpi di pungoli, fruste e altre torture, per farli “ballare” in pubblico. Tutto molto triste, lo so. Per fortuna i circhi con gli animali stanno via via scomparendo e questo museo, nonostante racconti un’amara verità, può servire a farci riflettere.

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