Antologia Americana di Elio Vittorini: il primo fotoracconto italiano

Americana di Elio Vittorini è un’antologia che raccoglie i testi di 33 narratori americani, risalenti ai primi anni dell’Ottocento fino agli anni trenta. Il progetto e l’organizzazione del lavoro è avvenuta negli anni a cavallo tra il 1939 e il 1941, suo anno di pubblicazione. Il risultato è considerato un foto-documentario, forse, il primo della storia italiana.

Americana di Elio Vittorini, infatti, unisce scrittura e immagini. Gli autori sono inseriti in ordine cronologica dalle origini e dai classici, passando per la nascita della leggenda, la letteratura della borghesia, verso il verismo e la storia contemporanea fino alla nuova leggenda e sono introdotti da una breve scheda riguardante la loro attività letteraria.

Le traduzioni dei testi, oltre che a Vittorini, è stata svolta da autori quali Moravia, Pavese e Montale, Pavese. Con Americana, Vittorini voleva presentare e far conoscere in Italia la nuova letteratura americana, dopo che il fascismo aveva impedito la conoscenza di altre culture straniere e, in particolare, quella statunitense.

Sia Vittorini che tutti gli altri autori che contribuirono a questa antologia erano dell’idea che la letteratura americana portasse la consapevolezza di un nuovo mondo, fatto di nuove voci nuove e che esprimesse una nuova energia vitale, con forti segnali di libertà.

Gli Stati Uniti e la letteratura americana, in Americana di Elio Vittorini, venivano presi come esempio da seguire per le aperture a nuovi modelli culturali e all’integrazione razziale che esprimeva un clima di libertà che contrastava con i modelli comportamentali dell’Italia fascista.

L’antologia era corredata da fotografie scelte dallo stesso Vittorini, immagini utilizzate per rappresentare il mondo americano, vivace ed eterogeneo. La prima edizione del 1940 subì la censura dai fascisti e affinché l’opera vedesse la pubblicazione l’editore Bompiani e lo stesso Vittorini furono costretti ad ospitare la presentazione di Emilio Cecchi, ben visto dal regime, essendo la sua considerazione verso la letteratura americana piuttosto limitata e negativa.

In Americana di Elio Vittorini, attraverso gli autori ritroviamo diversi aspetti interessanti come il tema del viaggio, dell’energia vitale e dell’infanzia, argomenti molto cari a Vittorini e sebbene le sue traduzioni, spesso, si allontanasse dal testo originale, per la conoscenza approssimativa della lingua anglo-americana, l’autore siracusano era dell’idea che lo scrittore dovesse avere la libertà di tradurre in modo libero e creativo.

Il Politecnico di Vittorini è l’esempio di come il linguaggio figurativo della fotografia abbia influenzato l’arte ma soprattutto poeti e scrittori, suscitando qualche imbarazzo nel creare una scala di valori, tra le due abilità, ma ha dato risultati inaspettati sia alla letteratura che all’editoria.

Dall’Antologia Americana al Politecnico

Il Politecnico è stata una rivista di cultura e politica, fondata da Elio Vittorini, nel 1945. Come in Americana, i fotoracconti pubblicati sulla rivista Il Politecnico di Vittorini presentano articoli e inchieste corredate di immagini fotografiche di alta qualità.

Il Politecnico di Vittorini fu dapprima un settimanale, sottotitolato “Settimanale di cultura contemporanea”, per poi diventare mensile l’anno dopo con il sottotitolo “Rivista di cultura contemporanea“. Il fotografo Luigi Crocenzi diede un notevole contributo con i suoi primi foto-racconti, “Italia Senza Tempo” e “Occhio Su Milano”.

Definì i racconti con una serie di fotografie corredate da didascalie in successione ma si aspettava la possibilità che venissero letti e, quindi, interpretati in più modi. La fotografia degli anni ’40, infatti, con le sue forme espressive visive, stava diventando una forma d’arte al pari delle espressioni letterarie.

Il Politecnico di Vittorini si guadagnò, grazie al cinema neorealista, la conquista della realtà e smise di essere semplicemente l’inquadratura che raccontava ma il fatto narrato. Uno studio accurato sulle modalità del montaggio cinematografico, della fotografia realista americana di Walker Evans, condusse il fotografo marchigiano Luigi Crocenzi, importante personaggio della fotografia italiana del secondo dopoguerra, a una nuova riflessione sulla fotografia.

Non contava più la singola fotografia ma la realizzazione di un vero e proprio racconto per immagini fotografiche, un vero e proprio film immobile sulla carta stampata. La fotografia di Luigi Crocenzi nel Politecnico di Vittorini, al pari del cinema neorealista, intendeva evidenziare fotogramma per fotogramma il paese così com’era, un’inquadratura che confermava un racconto, un racconto che negli anni successivi si sviluppò e diventò fotoromanzo, basato, come per i film, su scene con attori in posa, riviste illustrate che hanno avuto un incredibile “boom”.

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