Pasquetta in Sardegna sulle orme dei banditi di Scano Montiferro

Scano Montiferro è stato per me una grande scoperta e come ogni grande scoperta è stata casuale. Sognavo un lunedì in Albis lontano dalle solite mete turistiche o seduta tutto il giorno a rimpinzarmi. Speravo di trascorrere una Pasquetta in Sardegna diversa, alternativa e, casualmente, mi sono imbattuta nell’interessante progetto Barbarighìnu della Pro Loco di Scano Montiferro che organizza e propone l’evento.

Dopo essermi informata sul percorso e dopo una piacevole chiacchierata con Antioco, ho confermato la mia presenza, desiderosa di conoscere Scano Montiferro e le sue montagne che raccontano la storia della Sardegna e del banditismo sardo. Scano di Montiferro, chiamato “Iscanu” in sardo, è un comune della provincia di Oristano, situato nell’area del Montiferru. La cittadina di Scano Montiferro è legata alla figura di Sant’Antioco, primo martire cristiano in Sardegna nonché fondatore della prima comunità cristiana sarda.

A lui è riservato un culto molto antico che si è particolarmente sviluppato dopo il ritrovamento delle reliquie del Santo nell’isola di Sant’Antioco nel 1615. Del territorio scanese, inoltre, sono celebri le sorgenti di Sant’Antioco che forniscono l’acqua potabile a numerosi paesi del circondario e sono tra le più grandi della regione.

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Arrivando presso i locali della Pro Loco in Corso Vittorio Emanuele 7 la mia attenzione ricade subito su una fontana davvero particolare, costruita a ridosso di una casa, sulla cui parete è stato dipinto un murales bucolico molto caratteristico: si tratta della statua di un cinghiale in bronzo. Tutti sapranno che la Sardegna è terra dei cinghiali ma il legame con questi animali è particolarmente forte qui a Scano.

Già dall’etimologia della parola “Montiferro”, italianizzazione del latino “monte verrum“, ovvero monte dei maiali selvatici. Ed è ai cinghiali, frequentatori abituali del territorio, che si è voluto rendere omaggio con questo monumento simbolo. Non c’è da meravigliarsi se durante il percorso le tracce del loro passaggio sono ben visibili ovunque! Dopo la partenza da Leari, punto che raggiungiamo in auto, la nostra escursione ha finalmente inizio e a 900 metri di altezza, per la gioia dei miei polmoni, l’aria che si respira è ossigeno allo stato puro.

La prima sosta presso la suggestiva fonte di “Su Lacheddu Biancu” è allietata da un’ottima colazione a base di caffè caldo e “pipìas de tùcaru”, squisiti dolci tradizionali, ma soprattutto dalle suggestive narrazioni di Antoni Flore Motzo. La sua preparazione e passione nel raccontare e “tramandare” la storia e la cultura del popolo sardo, in particolare quella legata al banditismo in Sardegna riescono a catturare l’attenzione e la concentrazione del visitatore, nonostante il ricco archivio di nomi, date e vicende.

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La prossima tappa è la cima di “Roca sa Pattada“, vetta del territorio scanese, da cui si può godere una vista fantastica su tutto il territorio circostante. Da questo punto scenderemo di circa 80 metri, seguendo un percorso tra gli alberi abbastanza ripido ma sicuro, per una fermata panoramica a “Sa roca de Pedras Nieddas“.

Qui mi aspetta un meritato spettacolo di colori, profumi e scenari meravigliosi, a partire dalla distesa di margheritine che ci accompagnano fino alla punta. Contenersi nel fotografare questi luoghi sospesi tra sogno e realtà è impossibile e siamo tutti euforicamente preoccupati di “salvare” nelle fotocamere ed i cellulari il maggior numero di ricordi possibili, oltre a quelli che i nostri occhi stanno già catturando.

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Da “Sa roca de Pedras Nieddas” al dicco di “Sa Roca Traessa“, dove ci fermiamo per pranzare, il passo è breve. Siamo fortunati perché è una giornata stupenda e c’è un bel sole a tenerci al caldo, nonostante l’umidità lasciata dai giorni di pioggia precedenti. Qui ci fermiamo e riposiamo chi sull’erba, chi su una roccia, chi sotto l’ombra di un albero. Le temperature non sono alte eppure il sole picchia e ogni tanto c’è bisogno di ripararsi ma ci troviamo in un angolo di paradiso e tutto il resto passa in secondo piano.

Circondata da quella natura rigogliosa ed incontaminata, mi sento come pervasa da un senso di benessere e felicità immensa. Amo le montagne, amo ciò che trasmettono attraverso il loro silenzio, la loro pace. Secoli di storia, la nostra storia, rivivono in loro e nella natura che le accoglie e che noi, invece, spesso dimentichiamo di accogliere nella nostra vita, immaginandola lontana, oppure faticosa o persino noiosa.

Eppure tra queste cime, tra questi alberi e foreste, nelle rocce e ogni singolo filo d’erba c’è un mondo che aspetta di essere scoperto, con gentilezza, rispetto e la consapevolezza che siamo ciò che eravamo e che il presente non può essere vissuto pienamente senza conoscere e capire il passato. Per conoscere i prossimi eventi e partecipare, visita la pagina Facebook Barbarighinu!

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