Come ogni città del mondo anche Parigi ha le sue leggende. Ma bisogna dirlo chiaro e tondo, le leggende di Parigi sono diverse da tutte le altre. Nelle storie che sto per raccontarvi non ci sono soltanto simpatiche credenze e curiosità di quelle che si raccontano con leggerezza. Le leggende di Parigi hanno una componente molto forte di superstizione e mistero per cui difficilmente lasciano indifferenti o divertiti. In quest’articolo vi racconto quelle che riguardano luoghi famosi come il cimitero del Père Lachaise e Notre Dame ma se ne avete altre, raccontatemele nei commenti, mi raccomando!

Il cimitero del Père Lachaise e Victor Noir

Il cimitero Pére Lachaise pullula di storie e leggende e accoglie le spoglie di celebri personaggi come Edith Piaf e Maria Callas, gli scrittori Honoré de Balzac, Cyrano de Bergerac, Marcel Proust e Oscar Wilde, i musicisti Frederic Chopin, Gioachino Rossini e Jim Morrison,i pittori Théodore Géricault ed Eugène Delacroix,  la ballerina Isadora Duncan, per citarne alcuni. C’è tuttavia tra questi un nome che è diventato protagonista di una sinistra leggende dopo la morte: quello di Victor Noir.

Questo giornalista del quotidiano La Marseillaise trovò la morte in giovanissima età, purtroppo, a soli 22 anni. Ma a renderlo tristemente famoso furono le circostanze della sua morte causata dal colpo partito più o meno accidentalmente dalla pistola di Pierre Bonaparte, cugino di Napoleone III. Il giornale allora inizio una campagna contro l’impero napoleonico, Pierre Bonaparte fu arrestato e l’impero cadde, complici anche alla mobilitazione di oltre centomila persone.

Fu così che Victor Noir divenne un simbolo repubblicano. Nel 1891 fu sepolto al al Père-Lachaise e per lui lo scultore Jules Dalou realizzò una statua in cui la posizione del corpo era quella in cui molto probabilmente fu trovato dopo il colpo fatale. Ma è qui che ha finalmente inizio la leggenda perché a guardare bene c’è uno strano particolare in questa scultura: un abbondante rigonfiamento a livello della cintura che fece sorgere la credenza che portasse bene palmare la statua in quel punto a chi fosse in cerca di fertilità o del vero amore.

L’uomo rosso del Jardin des Tuileries

Vi immaginavate che anche degli innocui giardini, bellissimi poi come i giardini delle Tuileries possano raccontare storie e leggende di Parigi che neanche immaginavate? Ebbene sì. La leggenda riguarda la presenza di un uomo rosso che si aggirerebbe tra i vialetti dei giardini in cerca di vendetta. Chi è e perché cerca vendetta? Si tratta del macellaio Jean l’Ecorcheur e il motivo della sua vendetta è strettamente legato al suo lavoro presso la corte di Caterina dei Medici, da sempre famosa per il suo interesse verso le scienze occulte.

Presso la corte di Caterina, il lavoro di Jean l’Ecorcheur non era semplicemente quello di macellaio,però, come potete immaginare ma quello di aiutare la regina nelle sue consultazioni top secret con maghi e stregoni.Un giorno però Caterina decise di farlo uccidere perché come succederebbe in qualsiasi film di spionaggio, l’uomo sapeva troppo ormai ed era diventato una figura scomoda. Subito dopo la sua morte, però, iniziarono ad accadere cose strane nel Jardin des Tuileries.

Il suo assassino ad esempio, diceva di sentirsi seguito quando si trovava nei giardini e Cosimo Ruggeri, l’astrologo di Caterina dei Medici, dichiarò di aver visto il macellaio e di averlo sentito annunciare che la morte della regina sarebbe avvenuta vicino Saint Germain. Caterina allora evitò di andare a Saint Germain o luoghi ad esso limitrofi ma il destino preannunciato la colse comunque, nel suo letto poco dopo aver scoperto che il suo confessore si chiamava Julien de Saint–Germain.

Le serrature della Cattedrale di Notre Dame

Le porte del diavolo di Notre Dame, una delle cattedrali gotiche più famose al mondo nascondono un segreto che in pochi conoscono e, a differenza della cattedrale, sempre affollata di turisti, non c’è bisogno di stare in fila per ore prima di vederle. Ma qual è questo segreto e perché sono chiamate così? Per scoprirlo dobbiamo parlare di un certo Biscornet. Biscornet era un fabbro.  Una leggenda narra che nei primi anni del XIV secolo gli viene  commissionata la realizzazione delle serrature e delle cerniere  delle porte di Notre Dame.

Lui accetta entusiasta ma dopo poco si rende conto di quanto massacrante sia il lavoro soprattutto per via delle dimensioni delle serrature richieste, troppo grandi per la sua piccola fucina. Non intende tirarsi indietro e rifiutare l’incarico prestigioso, però, per cui decide di recarsi nei bassifondi dell’île Saint Louis per chiedere aiuto a Satana che in cambio della sua anima, gli assicura di riuscire a completare il lavoro in tempo per l’inaugurazione. Così è stato ma per aprire le porte il giorno dell’inaugurazione serviranno  esorcismi e acqua santa.

Poco tempo dopo Biscornet muore. Molti dicono di aver visto il suo fantasma sulla tomba, al cimitero degli innocenti, dove oggi si trovano les Halles, pronunciare frasi sataniche.  Da quel momento l’opera del fabbro viene associata all’intervento del Diavolo perché in effetti si trattava di un lavoro troppo complesso per essere svolto da una sola persona. Nel 1843 lo stesso Eugène Viollet-Le-Duc che si è occupato del  restauro, diceva di essere stupito dalla perfezione del lavoro di Biscornet.

Oggi le uniche serrature originali si trovano nella porta laterale di sinistra che affaccia sulla piazza ma la leggenda è rimasta nella memoria. Ed ecco cosa scriveva di Biscornet lo storico Paul Sauval nella prima metà del 1700:

Qualsiasi fabbro ammira le porte della Cattedrale. Il fondo è coperto di bordi e foglie accartocciate che lasciano l’osservatore esterrefatto sia per la grandezza che per la bellezza dell’opera. Neppure quelli del mestiere sono riusciti a capire che tecniche abbia usato Biscornet, qualcuno pensa che fosse ferro “ammorbidito”, altri dicono che si tratta di ferro fuso e limato, altri pensano sia battuto al partello. Ciò che è certo è che il segreto è morto con Biscornet, che era talmente geloso delle sue tecniche che non ha permesso a nessuno di osservarlo al lavoro. 

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Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.