10 cose da sapere su Auschwitz, il più grande campo di sterminio nazista

Dopo aver visitato Auschwitz, si cambia o meglio non si può far finta di niente perché niente è più come prima. Ancora oggi a distanza di tempo, non so se avrò mai la capacità di parlare di Auschwitz a cuore aperto, di esplorare a fondo le mie emozioni e riuscire a descrivere. Quello che so con certezza, però, è che, non importa quanto possa essere faticoso e provante, alcune cose devono essere raccontate, condivise, ricordate. Per non dimenticare. Ci ho provato in questo post con un elenco di 10 cose da sapere prima di visitare Auschwitz.

Cosa sapere su Auschwitz

1. Quanti Auschwitz?

Impropriamente definiamo Auschwitz come “IL” campo di concentramento, in realtà si tratta di tre campi, a distanza di pochi km l’uno dall’altro, costruiti nel lasso di pochi anni con funzioni molto diverse. Sono nominati Auschwitz 1, Auschwitz 2 (o Birkenau) e Auschwitz 3 (il più piccolo dei tre) dove trascorse la sua prigionia Primo Levi. In questi campi di concentramento, tra il 1941 e il 1945, furono sterminati almeno un milione di ebrei morti, uccisi prevalentemente nella camere a gas, 70 mila polacchi, 20 mila rom e sinti, e 10 mila prigionieri di guerra. 

2. Cosa vedere ad Auschwitz

Ciò che resta di Auschwitz 1 sono edifici in muratura appartenenti ad un periodo precedente l’ascesa al potere di Hitler. Il complesso era infatti una vecchio distretto militare polacco, solo in un secondo momento occupato dai tedeschi, questi edifici, perfettamente conservati e “riadattati a mostre”, ospitano per la maggior parte fotografie a testimonianza di quanto accaduto; ma più di ciò che è documentato ad impressionarmi sono i gradini consumati all’interno di questi “blocchi”, raccontano del passaggio di troppi piedi, di troppe vite, bisogna fare attenzione, camminare sui lati, perché si rischia di scivolare.

3. Le immense teche di vetro

In un altro blocco, dietro immense teche di vetro, sono conservate migliaia di valigie ancora con i nomi e talvolta i mestieri esercitati dai prigionieri, occhiali, scarpe, addirittura protesi di gambe e braccia, che i tedeschi tendevano a conservare sistematicamente per rivenderli o comunque farli rientrare in modo poco pulito sul mercato. Per la serie: “non si buttava via nulla, tutto veniva riutilizzato”.

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4. I capelli delle donne

Anche i capelli. Tonnellate e tonnellate di capelli di donna venivano, infatti, raccolti e venduti illegalmente a ditte tedesche per la creazione di coperte. Ad oggi ne restano custodite 3 tonnellate, altre 7 furono portate via dai russi. Non è possibile esprimere i sentimenti e l’angoscia che la vista di tutti quei capelli, di tutte quelle belle e lunghissime trecce smuovono dentro.

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5. Differenza tra Auschwitz e Birkenau

Chi capitava ad Auschwitz 1 forse poteva garantirsi un periodo di sopravvivenza più lungo rispetto a chi veniva spedito (e ciò avveniva con sempre più frequenza nell’ultimo periodo) ad Auschwitz Birkenau, un campo di morte concepito per concretizzare “la soluzione finale” ideata dai tedeschi. L’immagine tante volta rivista dei binari che entrano fin dentro il campo, appartiene proprio ad Auschwitz Birkenau e pochi sanno che i binari furono allungati solo in un secondo momento per consentire una “velocizzazione” della selezione.

6. Cosa vedere a Birkenau

Birkenau è un’immensa, grandissima distesa di terra fangosa, una volta occupata da centinaia di baracche di legno, di cui oggi se ne conservano pochissime. Ad impressionare non è tanto ciò che a Birkenau c’è, ma cosa non c’è, non ci sono edifici perché i prigionieri dormivano in capanne di legno, ex stalle, non ci sono bagni, ma latrine comuni utilizzabili solo la mattina e la sera, in fondo al campo, ai confini con il bosco, camere a gas e forni creatori, che sono state ricostruiti dopo la guerra perché distrutti dai tedeschi per ovvi motivi prima di abbandonare il campo.

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7. Arrivare ad Auschwitz

Raggiungere Auschwitz è molto semplice. Da Cracovia, ad esempio, ci sono diversi mezzi a disposizione, il treno, l’autobus, oppure i pulmini privati con servizio di guida. In questo post su come organizzare una visita ad Auschwitz troverete tutte le informazioni necessarie per conoscere i costi, capire gli spostamenti, prenotare eventualmente i biglietti del bus, arrivare a destinazione in autonomia e spostarsi da un campo all’altro.

8. È necessaria la guida?

Dipende. Sicuramente con le descrizioni di una guida si può capire e “vedere Auschwitz” in modo più consapevole. Potrà sembrare un controsenso ma la grande affluenza di visitatori incontrati all’esterno, come pure il silenzio irreale dell’interno rischia di dare una visione distorta del campo, in quanto possibili fattori di distrazione e di alterazione dei fatti. Guardando le cose da quest’ottica una guida è indispensabile, perché la sua ricostruzione risulta fondamentale per calarci non solo nel periodo storico, ma nello specifico nella storia di Auschwitz. Tuttavia, il ritmo della visita è piuttosto serrato e, forse, i tanti dettagli raccontati e la gran quantità di informazioni fornite, sebbene preziose, lasciano poco spazio alle riflessioni strettamente personali.

9. Auschwitz non è una meta turistica

Come appena detto, l’affollamento di visitatori, molto frequente ad Auschwitz, soprattutto in determinati periodi dell’anno e l’impostazione museale del campo può essere fuorviante e far pensare ad una sorta di “commercializzazione” turistica di questo luogo. A confermarlo sono, poi, i comportamenti insensati di alcuni visitatori, giovani ma anche meno giovani, che, invece di affrontare la visita con serietà e rispettare la sacralità di Auschwitz, fanno tutt’altro: ridono e scherzano tra loro, si immortalano in selfie sorridenti e si lasciano andare a grida e schiamazzi, come se fossero in gita, in un centro commerciale, al parco giochi. Eppure, trovarsi nella camera a gas di un campo di concentramento dove sono state sterminate migliaia e migliaia di persone, tra uomini, donne e bambini, dovrebbe far gelare il sangue a chiunque!

10. Perché visitare Auschwitz

Ciò a cui siamo stato abituati attraverso gli studi, la visione di film, documentari, racconti dei nostri nonni, ha riempito i nostri occhi di immagini che non sono poi tanto diverse da ciò che vedrete, ma l’umiliazione e la mortificazione della mente e del corpo che attraversa le generazioni e giunge fino a noi quella forse vi sarà chiara più che mai solo entrando ad Auschwitz.

3 Commenti

  1. Anna Maria

    Sebbene siano stati tanti gli studi ed altrettante le letture personali, leggere ancora significa fare altre scoperte; peccato che purtroppo si tratta di argomenti tristi e descrizioni di luoghi carichi di dolore! Grazie per l’articolo!

    1. Maria Batticore

      verissimo, luoghi così pieni di dolore! se solo si imparasse da queste tragedie per non commetterne di nuove…se solo il sacrificio di tanti esseri umani avesse dato una svolta “civile” all’evoluzione dell’uomo….ma continuiamo a sperare! chissà che qualcosa non cambi prima o poi…

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