L’isola di Linosa, la perla nera delle Pelagie

Raro è trovare una cosa speciale, nelle vetrine di una strada centrale, per ogni cosa c’è un posto, ma quello della meraviglia è solo un po’ più nascosto(…)

Concedetemi di rubare questi versi così delicati e profondi a Niccolò Fabi, perché racchiudono appieno l’essenza di Linosa. Linosa è una piccola perla nera, appartenente alle isole Pelagie, della grandezza di soli 5km² che emerge dal Mediterraneo in uno spazio equidistante tra L’Italia e l’Africa,lontano da tutto. A Linosa non capiti per caso, devi volerci andare, ma devi volerlo veramente, perché per la maggior parte dell’anno la si raggiunge esclusivamente con il traghetto che salpa da Porto Empedocle (patria di Camilleri) e impiegandoci “solo” sei ore! sei il mare è calmo! perché ce ne possono volere anche di più e, se il maestrale ti mette i bastoni tra le ruote, potresti anche non partire; ma dalle mie parti si dice “l’impresa vale la spesa”, e il vostro sacrificio credetemi sarà ampiamente ripagato.

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Quando il traghetto arriva, sono quasi le 6 del mattino ma, già da un’ora prima dell’attracco, avvolta nell’aurea rosa dell’alba, la si distingue nettamente, dominata dai suoi tre crateri, silenziosissima, sembra quasi disabitata. Linosa è tre colori: il nero pece della roccia vulcanica, il blu del mare e il verde dei fichi d’india e delle piante di capperi, questi tre colori si sposano insieme in modo armonioso. Un’unica strada e circa quattrocento abitanti d’inverno e non più di mille d’estate, non cercate in Linosa notti folli, potrete trovare al massimo qualche grazioso ristorante e qualche bar, ma venite qui per riscoprire il piacere del silenzio, della solitudine, per concedervi il lusso di riappropriarvi di voi stessi.

Linosa è libertà.

Libertà di trovare sempre, anche il 15 agosto, un luogo in cui fare il bagno da soli, libertà di pedalare al centro della strada, perché su quest’isola le bici fanno da padrone, libertà di passeggiare a qualsiasi ora da soli, libertà di cenare o di leggere sulla terrazza di casa con sottofondo il rumore del mare, il canto delle berte (che qui rappresentano una delle colonie più grandi del Mediterraneo) e il cielo stellato. Non una luce, se non in lontananza. Scandite le vostre giornate sui tempi della luce del giorno e approfittate di una delle tante bici a noleggio o di una piacevole passeggiata per sorprendere l’isola al suo risveglio, raggiungete il paese e deliziate il palato con una colazione a base di dolci tipici siciliani.

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Districatevi nel ginepraio di basse e coloratissime casine in cerca del necessario per la vostra spesa quotidiana e poi partite alla volta di una nuova avventura: salite almeno su uno dei principali crateri e provate la sensazione di sentirvi il padrone dell’isola. Non vi sorprende inoltre il contrasto dei colori? Così vivido, sembra irreale. Cercate Lampedusa in lontananza, scendendo perdetevi per le stradine e i viottoli dell’isola, apprezzate la cura e la bellezza dei muretti neri in pietra lavica, cercate ogni giorno una nuova caletta, ne troverete a centinaia e ora siete pronti per il mondo marino se possibile ancora più bello e variopinto dell’isola stessa.

Linosa mi emoziona è la mia isola che non c’è; un luogo di serenità.

Quanto ai personaggi storici e caratteristi dell’isola quasi pittoreschi nelle vesti che si sono ritagliati nel corso degli anni, quelli li lascio a voi, li troverete al porto, agli angoli dei bar, non potrete non riconoscerli, nei loro tratti somatici forti, nei visi rugosi, nella loro teatrale loquacità; non perdetevi i loro racconti, approfittate dei giri in barca che vi propongono e almeno per un giorno affidatevi a loro, padroni di un’isola non facile da vivere tutto l’anno ma da cui non possono staccarsi, perché Linosa è fuori da ogni tempo e ogni spazio.

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