Vivere a Milano e hinterland al tempo del Coronavirus

Non pensavo che mi sarei mai trovata in una situazione del genere. A dover temere così tanto quella che molti definiscono poco più di un’influenza. Eppure è successo. Sta succedendo e non è facile controllare la paura. In questi giorni ho condiviso riflessioni, notizie, punti di vista sulla mia pagina Facebook. Qualcuno mi ha fatto notare che in questo modo avrei creato inutile allarmismo ma la maggior parte delle persone ha seguito i miei aggiornamenti con interesse, segno che, se da un lato c’è chi ha più paura degli allarmismi che del Coronavirus, tanti altri sono realmente desiderosi di sapere, di capire.

Certo non tutti possiamo capire nello stesso modo, con la stessa competenza. Non tutti abbiamo le stesse conoscenze. Ma farsi delle domande è naturale. Come è naturale cercare di darsi delle risposte, per sopravvivere, per andare avanti. Per dire a noi stessi che si, forse, c’è una spiegazione a tutto, anche se poi non è vero. Forse c’entra anche molto la percezione delle cose. Chi, come me, vive in Lombardia sicuramente ha percepito tutto in maniera molto più pesante. E ha sentito giorno dopo giorno la situazione diventare sempre più seria.

Sì, certo. Dobbiamo stare tranquilli. Il virus è un virus molto contagioso ma non letale. Dobbiamo mantenere la calma. Tutte belle parole. Però, poi, come sempre, la realtà è un’altra. Quando il mondo che ti circonda, con la sua normalità, viene stravolto e stenti a riconoscerlo, non è così facile mantenere la calma. Quando la città diventa spettrale, i ristoranti chiudono, in giro trovi sempre più persone munite di mascherine che ti lanciano sguardi diffidenti, mentre prima ti sorridevano e magari ti salutavano pure, capisci che qualcosa è davvero cambiato.

Quando sempre più italiani risultano positivi ai tamponi, non ti basta sapere che le probabilità di guarigione sono alte e che la maggior parte di loro sta abbastanza bene perché gli ammalati, quelli gravi, non scompaiono dai tuoi pensieri. Quando i nostri anziani iniziano a morire, uno dopo l’altro, e ti dicono che è stato lui la causa, il Coronavirus, che fossero anziani, con patologie preesistenti può rincuorarti per certi versi ma non ti fa dimenticare che sono morti.

Quando vai al supermercato e devi affrontare file interminabili, munito di mascherine e guanti, al freddo o sotto al sole e, poi, una volta dentro, cercare di comprare tutto il necessario il prima possibile, come fai a non pensarci, a non farti prendere dall’ansia. Almeno un po’. Quando i comuni a te confinanti vengono letteralmente blindati, i loro abitanti costretti a chiudersi in casa, negozi e supermercati chiusi perché sono considerati zone rosse, ad alto rischio di contagio, far finta di niente e proseguire con la propria vita non si può.

Quando hai una visita medica e ti chiamano per dirti che verrà annullata e posticipata a data da destinarsi, qualche domanda te la fai. Inizi a pensare. E se fosse stata urgente? E se mi sentissi male? O si sentisse male un familiare? E se avessimo un’emergenza e dovessi correre al pronto soccorso, cosa farei? A tutte queste domande, come vedete, non si può rispondere con un generico e scontato: state tranquilli.

Perché il virus ce l’abbiamo dentro casa e anche se non è letale, anche se i sintomi sono lievi o persino assenti in molti casi, anche se il 95% guarisce senza particolari problemi, il solo fatto che ci sia, ha delle conseguenze sulla nostra vita di ogni giorno. E non puoi non pensarci, quando tuo marito continua ad andare a lavoro, nonostante tutto, ad entrare in contatto con colleghi e clienti, a prendere i mezzi per tornare a casa e a casa c’è un bimbo piccolo che ti auguri di non dover portare mai dal pediatra in questo periodo.

Quando sei solo, perché hai la famiglia lontana, e devi cavartela con le tue forze e sperare di non aver bisogno di nessuno, è veramente difficile non avere qualche preoccupazione. Quindi, ok, va bene. Il Coronavirus non è letale, molto probabilmente la maggior parte di noi potrà evitare il contagio e andrà tutto bene, alla fine, ma non saremo mai del tutto immuni alla paura.

Concedeteci di averne. Almeno un po’.

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