Valle della Luna: ultimo paradiso hippie della Sardegna

Esiste un posto all’estremità della Sardegna del nord che si chiama Valle della Luna, un luogo magico, oggi poco conosciuto e quasi dimenticato che negli anni ’60 veniva considerato il paradiso hippie della Sardegna. Questo angolo di isola, assolutamente incontaminato, aveva e ha anche una sua particolare conformazione geologica che lo rende unico nel suo genere.

Le alte rocce in granito, la ricca vegetazione, il silenzio, le calette (alcune raggiungibili inerpicandosi sugli scogli), il mare di un colore eccezionale, le grotte formatesi in seguito all’erosione e che sono tuttora alloggi dei pochi residenti rimasti, sono i tratti distintivi della Valle della Luna, una meta che andrebbe vista e rivista più volte per comprenderla appieno. Capitarci, però, è impossibile perché la Valle non è facile da trovare né da raggiungere.

Insomma, bisogna essere preparati ad una visita simile e questo è il motivo per cui ho deciso di raccontarvi la mia “gita” alla Valle della Luna, sperando di incoraggiarvi a visitarla, nonostante qualche difficoltà pratico-logistica. Noi abbiamo girato parecchio con la macchina per cercare di capire come avvicinarci ma, a quanto pare, l’unico modo è una lunga scarpinata attraverso la penisola di Capo Testa, a pochi chilometri da Santa Teresa di Gallura.

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Nessuno dice da dove inizia il percorso, però, e le indicazioni di Google Maps danno per scontato che si possa andare ovunque con l’auto superando ponti, barriere, cancelli ma ovviamente non è così. Alla fine, dopo tanti giri, ci siamo fermati nel parcheggio della spiaggia Rena di Ponente e, a piedi, abbiamo imboccato la stradina laterale, superando un cancelletto. Da qui, prima di arrivare all’ingresso della Valle della Luna, abbiamo camminato per almeno una trentina di caldissimi ed estenuanti minuti tra gli alberi, qualche casa disabitata, le sterpaglie, api, vespe e il silenzio più totale.

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Qualcuno dice che questo posto ormai sia diventato turistico, però, per quello che ho visto non mi sembra, anzi. Noi non abbiamo visto nessuno durante il tragitto e, una volta arrivati, le uniche persone che abbiamo incontrato e salutato erano gli abitanti del posto. Gli ultimi hippie rimasti? Sembrerebbe di sì. Insieme a loro cani di grossa taglia che (ammetto) mi hanno un po’ intimorito per il semplice fatto che ci fissavano e scrutavano tutti i nostri movimenti, come se stessimo invadendo uno spazio privato.

In realtà erano buonissimi. Li abbiamo superati senza nessun problema e ci siamo concentrati sulla bellezza di ciò che ci trovavamo di fronte, una vera e propria valle… sul mare, tutta circondata da rocce granitiche che davano proprio il senso di “fuga dalla civiltà”. Stupendo essere lì, lontani dal frastuono del mondo e vicini alla natura incontaminata e selvaggia come solo lei sa essere. Non mi meraviglia che ci sia qualcuno che ha deciso di viverci!

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Basta guardarsi intorno per capire che questo è un luogo fuori dal mondo, diverso da ogni altro che potrete mai visitare in Sardegna o in qualunque altro posto, un luogo dove la parola “viaggiare” assume un significato ben preciso e una profondità che le parole non possono descrivere. La Valle della Luna è come la Sardegna stessa, non assomiglia a nessun’altro luogo esistente e l’unico modo per capirla è viverla.

Attraversando la valle, si intravede ben presto Cala di l’Ea, una caletta dove la maggior parte dei turisti si ferma per un bagno ma prima di rinfrescarsi nelle acque di questo splendido tratto di mare, non potrete non notare l’alto totem in legno arricchito di oggetti, simboli, souvenir e una citazione dalla canzone Just my imagination dei Cranberries “We used to be so free, we were living for the love we had and living not for reality“.

C’è da aggiungere altro?

2 Commenti

  1. CARLO FERRARI

    Io ci sono stata magica a dir poco ,si alcuni ci vivono ancora ho vsto alcuni rifugi nelle rocce mi ha colpito quella specie di monumento che rustico somigliante a quelli degli Indiani e chiesi a uno di loro cosa signi..e mi risp. Liberta…..

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