Di nuovo terrore a Parigi a meno di un anno da Charlie. Questo non è un mondo normale. Non è un mondo giusto. Non è il mondo dove vorrei vivere. Siamo minacciati nel nostro bene più grande: la libertà. Quanti morti dovremo ancora seppellire per la follia omicida di qualcuno che vuole farci fuori senza pietà e riesce a giustificare tutto appellandosi alla religione?

Sembrava un venerdì sera come tanti questo 13 novembre. Dopo cena ero andata sul divano a guardare un po’ di tv mentre finivo di scrivere un articolo per un cliente. All’improvviso la tragedia. I programmi televisivi si interrompono, tutti, per fare spazio al drammatico racconto di ciò che sta avvenendo tra le strade della capitale parigina.

Si contano almeno 7 attacchi terroristici e tra bombe, esplosioni ed immagini di persone in fuga ed ambulanze, inizio a rendermi conto della gravita dell’accaduto che, infatti, si rivelerà letale per oltre 120 persone, un numero destinato a salire viste le decine e decine di feriti gravi. No, questo venerdì non può più essere un venerdì qualunque. È un venerdì di morte. È l’11 settembre europeo.

Ancora una volta, a meno di un anno da Charlie, riprovo la stessa sensazione di smarrimento, di confusione, di paura. Parigi è sotto assedio ed è solo l’inizio. Oltre ai morti, sono almeno un centinaio di persone ad essere tenute in ostaggio a Bataclan, una sala concerti che ieri sera aveva registrato il tutto esaurito. Quattro terroristi erano entrati facendo fuoco sulle persone e uccidendone altrettanto.

Le teste di cuoio sarebbero pronte ad entrare ma non è facile ed, intanto, si sentono le grida e i colpi di kalashnikov provenire dall’interno. Li stanno massacrando uno ad uno. Qualche superstite riesce ad inviare messaggi attraverso social. Chiedono aiuto, chiedono di intervenire “siamo al primo piano,venite a salvarci, non lasciateci morire. Qui ci sono cadaveri ovunque“.

Intanto, anche gli jihadisti si scatenano su Twitter congratulandosi tra loro per il successo. “Francia brucia” è il loro hashtag, il loro slogan. Passano alcuni minuti e finalmente le forze speciali fanno irruzione nell’edificio. I filmati mostrano le persone precipitarsi fuori e scappare via urlando ma chi è gravemente ferito è bloccato dentro e dovrà ancora attendere prima essere portato in salvo.

Seguo gli eventi da ore ormai ma sono sveglissima. Non riesco a pensare a nient’altro che a queste povere persone, al loro dolore, a quanto stiano soffrendo, alla paura che hanno in questo momento. Non trovo neanche più le parole per spiegare come mi sento. “I terroristi sono stati uccisi. È finita“,  dicono alla tv, “è finita!” ma io so che non è cosi. Non è finita. Non ancora. Cala la notte e la Tour Eiffel si spegne.

Con lei si spengono i valori di uguaglianza e fratellanza di cui da sempre Parigi è portatrice. E la libertà appare sempre più lontana.

#PrayForParis

Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.