Storia della macchina fotografica in breve

Conoscere la storia della macchina fotografica significa conoscere la storia di un’arte ma anche di un fenomeno sociale che ha attraversato epoche storiche e intere generazioni. Un atto quasi naturale che è parte integrante delle nostra vita. Tutti, appassionati e non, hanno provato anche solo una volta nella vita l’emozione di avere tra le mani una macchina fotografica: compatte, bridge, mirror less, reflex hanno immortalato con un semplice click i momenti più belli, lasciando che quel ricordo rimanesse per sempre. L’esigenza di immortalare paesaggi, persone, attimi di quotidianità è sempre stata un prerogativa di molti artisti che hanno sempre cercato sin dagli albori un metodo che permettesse loro di fissare su qualcosa di materiale (carta, pellicola, SD) l’immagine che si poneva loro innanzi agli occhi.

Le origini della macchina fotografica

La storia della macchina fotografica ha origini antichissime. La camera oscura, da cui essa deriva, fu realizzata molto tempo prima che si individuassero i procedimenti per fissare l’immagine ottica prodotta. Aristotele affermava: “Se costruiamo un piccolo foro su una parete di un ambiente oscurato, un pennello luminoso disegna sulla parete opposta l’immagine capovolta dell’ambiente esterno”.

Com’è nata la camera oscura

Gli oggetti illuminati davanti a questo foro, proiettandosi permettevano all’artista di riprenderne il contorno rendendo così possibile la riproduzione di quanto visto.  Ma la scarsissima maneggevolezza di queste vere e proprie “stanze” oscure, portò nella seconda metà del XVII secolo alla realizzazione di un “tavolo da disegno” portatile che riproponesse in se il principio della camera oscura. Si trattava di una grossa scatola di legno, il cui lato anteriore era chiuso da una lente; l’artista puntava dove desiderato e ricalcava l’immagine “ripresa” su un foglio semitrasparente, appoggiato a un vetro posto sulla parte superiore.

Successivi sviluppi

Ma ricalcare a mano l’immagine riprodotta dalla camera oscura  risultò, con il passare degli anni, una tecnica scomoda che comprometteva notevolmente il tentativo di voler riprodurre la spontaneità del momento. Inizialmente il procedimento di riproduzione dell’immagine fu denominato “eliografia”  per poi  nel 1839, grazie al contributo dell’astronomo inglese Herschel, prendere il nome di “fotografia”. Siamo ad una svolta importante nella storia della macchina fotografica. Finalmente nel 1727 con la dimostrazione sperimentale della sensibilità della luce del nitrato d’argento rilevata dal J.H Schulze si assiste ai primi tentativi di fissare l’immagine.

Il dagherrotipo di Daguerre

Fu poi Louis Jacques-Mandè Daguerre (1787-1851) a perfezionare il procedimento esponendo la lastra impressionata a vapori di mercurio che rendevano visibile l’immagine latente, successivamente fissata. Tale procedimento conosciuto con il nome di dagherrotipo pose le base del  ritratto fotografico su lastra metallica che divenne un vero e proprio status symbol dei ceti benestanti dell’epoca, che riuscirono a trovare un’ alternativa  più rapida ed economica al ritratto fatto su tela.

Le prime pellicole in rulli

L’evoluzione della tecnica fotografica subì così una rapida ascesa: nel 1884 l’americano George Easteman ideò le prime pellicole in rulli da 24 pose e nel 1888 lanciò sul mercato un rivoluzionario apparecchio di piccole dimensioni(solo 18 cm di lunghezza) che conteneva un caricatore di 100 pose, permettendo al fotografo di liberarsi dal carico di attrezzature (macchina fotografica, cavalletto, camera oscura), che era costretto a portare con sé.

La Kodak di George Eastman

Dotato di fuoco fisso e di una velocità di otturazione vicina a 1/25 sec, dopo l’ultimo scatto doveva  essere rimandata alla Casa produttrice che sviluppava le 100 foto e la ricaricava. Costava 25 dollari e veniva reclamizzato con lo slogan “Voi premete il bottone, noi faremo il resto.” Venne chiamato con un nome onomatopeico che divenne famoso nella storia della fotografia: Kodak.

La fotografia a colori

A partire poi dal XX secolo il cinema, la fotografia area e i primo conflitti mondiali contribuirono ulteriormente allo sviluppo della tecnologia fotografica: nel 1904 Auguste e Louis-Jean Lumiére (pionieri della cinematografia), brevettarono il primo procedimento di fotografia a colori.

La prima macchina fotografica

Nel 1923  fu immessa sul mercato la prima fotocamera per pellicola del formato 35 mm: la Leica. L’apparecchio fotografico disponeva di ottica fissa e di otturatore a tendina sul piano focale. Successivamente vennero apportati vari miglioramenti, tra i quali quello più importante, la possibilità di inter cambiare gli obbiettivi e la pellicola era inserita in appositi contenitori che permettevano il caricamento a luce diurna. Per la sua maneggevolezza e rapidità d’azione, la Leica divenne in breve tempo un vero e proprio punto di riferimento.

La macchina  fotografica digitale

Negli anni le macchine fotografiche hanno poi subito innumerevoli miglioramenti e modifiche: nacquero così le prime reflex (la prima macchina reflex binoculare fu realizzata nel 1865), la fotografia istantanea (le Polaroid) e le macchine digitali. A mano a mano che la fotografia passava da un divertimento di pochi a prodotto di largo consumo si affermarono in Francia, Germania, Stati Uniti, Giappone grandi industrie fotografiche quali la  Kodak, la  Agfa-Gevaert e la  Fuji.  In Italia nel 1917 nacque l’italo-francese Film, il cui stabilimento fu costruito a Ferrania (SV).

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