Storia del fotoracconto: da Elio Vittorini a Gianni Pezzani

E’ chiaro che il concetto di FotoScrittura non lo abbiamo inventato noi. Forse abbiamo dato vita ad un nome per indicare l’insieme delle attività che coinvolgono fotografia e scrittura ma la letteratura in merito al fotoracconto era già abbastanza ampia e qui cercheremo di raccontarvela.

In Italia il primo a tentare l’esperimento è stato Elio Vittorini con la sua antologia “Americana del 1941 che mescolava foto, racconti e immagini di film reperiti da «Life» e «Look», riviste statunitensi o dalle opere di importanti autori tra cui Alfred Stieglitz, Lewis Hine e, in particolare, Walter Evans.

Successivamente, questa commistione di immagini e testi, è stata riproposta, dallo stesso Vittorini, nella rivista «Il Politecnico», di cui era direttore, tra il 1945 e il 1947. Lo scrittore, agli esordi di questa avventura giornalistica, aveva anche pubblicato sulla rivista cinematografica «Cinema Nuovo» un lungo articolo dal titolo La foto strizza l’occhio alla pagina per spiegare meglio il rapporto tra immagine e testo scritto.

Io penso […] – dichiara – che qualunque libro, di narrativa o di poesia, come di storia o di critica oaddirittura di teoria, potrebbe venire illustrato con foto e sarebbe anzi desiderabile che venisseillustrato (con foto, o con disegni e foto insieme) per arricchirsi subito di efficacia divulgativa purconservando intatto il proprio rigore poetico e teorico. Questo a condizione, però, che la fotografiasia introdotta nel libro con criterio cinematografico e non già fotografico, non già vignettistico, eche dunque si arrivi ad avere accanto al testo una specie di film immobile che riproponga, secondoun suo filo di film, almeno uno degli elementi del testo, allo stesso modo in cui accade che ilcinema riproponga (in sede documentaria e in sede narrativa) certi elementi d’un certo libro.

In questi anni e in quelli successivi, sulla linea del fotoracconto si inseriscono numerosi altri tentativi. Uno di questi è l’esperienza di Cesare Zavattini con «Un Paese» del 1955 che ormai sa di doversi confrontare con un pubblico di lettori a cui non basta leggere ma vuole vedere attraverso la fotografia.

Insieme al fotografo americano Paul Strand, Un Paese diventa uno dei primi veri esempi di fotoracconto che tentano una grande impresa: quella di raccontare, attraverso la combinazione di fotografie e racconti, la storia di Luzzara, piccolo paese della provincia emiliana. A distanza di una ventina di anni,  Un paese fa il suo ritorno con Un Paese vent’anni dopo, pubblicato da Einaudi nel 1976, le cui immagini sono stavolta a cura del fotografo Gianni Berengo Gardin, incaricato di immortalare nelle sue foto la nuova Luzzara.

Le sperimentazioni nel fotoracconto non si esauriscono qui. Dello stesso anno di “Un Paese” è “Borgo di Dio“ la prima raccolta foto-documentaria sulla comunità di Danilo Dolci a Partinico a cura di Enzo Sellerio, grande editore e fotografo palermitano. Aveva 80 anni quando ci ha lasciato nel 2012. Con questo lavoro era entrato a pieno titolo nella lista dei maestri della fotografia neorealista per la sua sensibilità e capacità di documentare, attraverso il fotoracconto, la storia di una delle zone allora più disagiate della Sicilia.

La storia del fotoracconto non si ferma al racconto e si apre anche alla poesia. Da non dimenticare è,infatti, il progetto di Eugenio Montale e Ugo Mulas del 1962 per “Ossi di seppia”, raccolta poetica dello scrittore e poeta genovese.

L’idea era quella di accostare delle fotografie liriche e particolari in linea con le poesie e che fossero capaci di coglierne il clima selvaggio, reso tale dalle descrizioni dei paesaggi evocati da Montale. Sarebbe stato troppo facile, infatti, come dichiara il fotografo Ugo Mulas nel testo di Quintavalle «cadere nella banalità, perché alcuni versi sono già così visualizzati che tentare direnderli figurativamente con una foto non aggiungerebbe nulla al senso dei versi stessi, sarebbe solo una ripetizione».

Ed è così che versi di Montale come «avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale/ siccome i ciottoli che tu i,/ mangiati dalla salsedine;/ scheggia fuori del tempo, testimone/ di una volontà fredda che non passa» rivivono nelle foto dei sassi in primo piano circondati dalle onde di un mare indomabile, catturati dagli scatti di Ugo Mulas.

Risale, invece, ai nostri giorni l’esperimento di fotoracconto che vede la compresenza di fotografia e scrittura. Prende il nome di “Mouche a lire” ed il suo autore è Gianni Pezzani, iniziato nel 2010 e ancora in corso. L’idea, nata casualmente, di fotografare le mosche che si posavano su particolari parole e frasi dei libri, considerate significative, ha riscosso un discreto successo.

“Ho iniziato tutto ammazzando qualche mosca per caso, chiudendo libri a Torrechiara, in estate, dove avevo affittato una casa in mezzo alle vigne. Ho notato che le mosche si posavano su certe parole, e ho pensato che avrei potuto riprendere le mosche che leggono. La prima foto la ho scattata a una mosca posata sulla Camera chiara di Roland Barthes e sulla frase ‘La foto diventa sorpresa… che non si sa perché sia stata fatta’ […]”.

Oltre alla Camera chiara di Roland Barth, tra i testi utilizzati per realizzare il fotoracconto rientrano libri come Sulla strada di Jack Kerouac o I Mangia a poco di Thomas Bernhard ecc. nelle pagine che Pezzani considera particolarmente significative.

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