Sito archeologico di Tharros: nuraghi e fenici sulla Penisola del Sinis

La Sardegna non appartiene a nessun luogo, non essendo mai appartenuta a nessun luogo. Alla Spagna e agli Arabi e ai Fenici, più di tutto. Ma come se non avesse mai veramente avuto un destino. Nessun fato. Lasciata fuori dal tempo e dalla storia.

David Herbert Lawrence

La Penisola del Sinis non è solo mare, spiagge e natura incontaminata ma anche la sede del sito archeologico di Tharros, antico villaggio nuragico, occupato prima dai fenici nell’VIII secolo a.C. e conquistato poi dai romani tra la fine del VI secolo e il 238 a.C., anno della conquista romana dell’isola.  Ritrovarsi di fronte a secoli e secoli di storia è un’emozione indescrivibile e camminare tra i resti di quella che un tempo è stata un’importante città fenicia ti fa sentire come catapultato, all’improvviso, in un passato quasi mitico.

Inizialmente la fondazione della città di Tharros si attribuiva ai Fenici, tesi che è stata poi rivista in seguito ad una scoperta molto importante: Su Muru Mannu, un muro sommerso, in seguito all’innalzamento del livello del mare, della lunghezza di 100 metri circa facente parte di una  complesso di tipo portuale dalle caratteristiche ben più antiche. Da quel momento l’ipotesi che si tratti di un insediamento nuragico presente nell’età del bronzo è diventata la più accreditata.

Proprio sul Su Muru Mannu dell’attuale sito archeologico di Tharros, i fenici vi crearono un tofet, un particolare tipo di santuario all’aperto posto entro le mura dell’insediamento e non fuori come, invece, avveniva per le necropoli. Unico nel suo genere in tutto il Mediterraneo, il tofet veniva utilizzato dai fenici per scopi propiziatori e riti collettivi che consistevano nel sacrificio di neonati morti, feti e bambini morti in tenera età, piccoli animali oppure entrambi. Le loro ceneri venivano poste in un’urna chiuse con un coperchio e appoggiate sul terreno.

Sito_archeologico_Tharros_nuraghi_fenici_Penisola_Sinis

Il popolo sardo, come i popoli venuti ultimi alla civiltà moderna e già fattisi primi, ha da rivelare qualcosa a se stesso e agli altri, di profondamente umano e nuovo.

Emilio Lussu

Donare le ceneri dei propri figli alla divinità era un gesto molto significativo per le credenze del tempo. Secondo le fonti archeologiche, si trattava di offerte al dio Baal-Ammone per grazie ricevute o da ricevere probabilmente proprio riguardanti la nascita di un bambino sano. A quel tempo la mortalità infantile era molto alta e riuscire a concepire un bambino in salute era considerato molto importante soprattutto se quel bambino avrebbe avuto il ruolo di erede all’interno della famiglia.

La città fenicia di Tharros è stata definitivamente abbandonata nel 1070 d.C. quando il Giudice Orzocco I de Lacon-Zori decise di trasferire la capitale nella vicina Oristano la sede vescovile e tutta la popolazione, portandosi dietro i resti dell’antica colonia fenicia. Di questo interessante passaggio storico, resta un celebre detto “e sa cittad’e Tharros, portant sa perda a carros“, che tradotto letteralmente significa “dalla città di Tharros portano le pietre coi carri”.

Oggi l’area del sito archeologico di Tharros è un museo open-air aperto al pubblico ma tuttora continuano le operazioni di scavo e, quindi, le ricerche sulla storia passata di questa antichissima città. Entrando nel sito, è possibile vedere i resti di alcune strutture interessanti come le terme, il tophet, le terme, le fondamenta del tempio e una parte delle case e delle botteghe degli artigiani, appartenenti soprattutto ad epoca romana. Tutti i ritrovamenti sono conservati e visibili presso l’Antiquarium arborense a Oristano e il Museo archeologico nel comune di Cabras e a Cagliari, presso il Museo archeologico nazionale di Cagliari.

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2 Commenti

  1. Anna Maria

    Bellissimo qst sito archeologico e visitare Tarros significa ripercorrere una bella “fetta” della storia umana. L’articolo, molto chiaro e sobrio, fa rivivere i luoghi a coloro che l’hanno visitata e forse dimenticata e nel contempo invogliano i lettori a recarsi in quei luoghi. Complimentiiiii

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