El Raval è pericoloso, una brutta zona” dicevano. Sarà che ci sono stata di giorno e che di giorno perde la sua atmosfera cupa e minacciosa eppure El Raval è uno dei quartieri di Barcellona che mi ha colpito di più. Lontano dal turismo di massa e dai monumenti simbolo del capoluogo catalano, El Raval è un mondo a se stante, vibrante, autentico, dalle mille personalità che può considerarsi il volto multietnico di Barcellona.

Considerato per anni un quartiere degradato, povero e pieno di delinquenza, El Raval era anche conosciuto con il soprannome di Barrio Chino. Il suo sovraffollamento, evidente a tutti, faceva pensare a quello delle città cinesi. Negli anni venti e trenta del Novecento, inoltre, tra le sue viuzze si erano diffuse case d’appuntamento e bordelli, chiusi, poi, negli anni Sessanta.

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Oggi El Raval è finalmente uscito dal suo periodo buio ma continua ad essere una zona molto caratteristica e controversa di Barcellona. La maggior parte dei residenti sono immigrati e l’aria che si respira passeggiando nel quartiere è davvero multiculurale. Dai negozi di cibo etnico ai passanti di varie nazionalità vestiti in abiti tradizionali, El Raval è sicuramente una location da vedere e rivedere più volte.

Io l’ho visitato l’ultimo giorno del mio viaggio a Barcellona, prima di partire alla volta della Costa Maresme e mi ha colpito molto. Inizialmente ero un po’ condizionata da quello che avevo letto su El Raval e mi aspettavo di trovare un clima molto più teso. In realtà, pur non essendo il quartiere più sicuro della città, il suo carattere mi ha conquistata e sono contenta di essere andata a visitarlo.

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Due stop da non mancare se vi trovate nel quartiere El Raval: il complesso della Biblioteca de Catalunya, la biblioteca nazionale della Catalogna, creata nel 1907 e aperta al pubblico nel 1914. Fuori dalla convenzionale idea di biblioteca, accadendo a questo chiostro sembra di entrare in un’altra dimensione. C’è un piccolo baretto, due scacchiere ricavate nei sottoscala e una piacevolissima aria bohèmien.

L’altro stop in cui sono capitata per caso è la Plaça del Pedró, un insieme eterogeneo di edifici di varie epoche, punto di riferimento per tutti i cristiani devoti a Santa Eulàlia, qui crocifissa nel quarto secolo a soli tredici anni ed, in seguito, venerata come santa e patrona di Barcellona. Nella piazza si trova anche la Chiesa de Sant Llàtzer utilizzata in passato come un lebbrosario e attualmente in fase di ristrutturazione.

Un’ultima considerazione per chi conosce Napoli. Osservate con attenzione gli stretti vicoli de El Raval, non vi sembra di trovare una certa somiglianza con i vicoli dei quartieri spagnoli?

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Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.