Ognuno di noi è frutto dei luoghi cui appartiene, ma anche delle strade che percorre. Anna Maspero

Le truffe dei tuk tuk di Bangkok sono un vero spasso! Beh, magari la prima volta che vieni fregato non la pensi esattamente cosi ma dopo aver realizzato la cosa, ti rendi conto che c’è solo da ridere! Dopotutto, il traffico a Bangkok è veramente pazzesco e in alcuni momenti della giornata si rischia di restare imprigionati nel taxi per ore. È una vera fortuna che esistano loro, i tuk tuk, questi caratteristici mezzi di trasporto a tre ruote che si trovano in gran parte dell’Asia e che vengono utilizzati per trasportare alla velocità della luce locali e turisti da un posto all’altro a prezzi ridicolmente bassi. Unico neo la loro pericolosità per cui ci era stato sconsigliato ma comunque all’inizio delle nostre due settimane in Thailandia non avevamo avuto necessità di salirci.

Prima di partire per Bangkok, era stato concordato un programma di visite, organizzato affidandoci ad un’agenzia locale che veniva a prenderci direttamente in hotel e da li ci spostavamo per visitare le principali attrazioni cittadine. Durante una di queste giornate di visita, però, invece di tornare in hotel avevamo chiesto all’autista di lasciarci a Silom Road ed in compagnia di un’altra coppia abbiamo visitato il quartiere degli affari di Bangkok e la vicina Siam square, il distretto dello shopping più famoso della città..

Ad un certo punto, dopo una sosta mangereccia e qualche giro tra negozi e bancarelle, tutti e quattro di comune accordo decidiamo di spostarci all’Asiatique per trascorrere la se! Si tratta di un vero e proprio luna park dello shopping con tanto di ruota panoramica e decine di negozi e ristoranti in cui tuffarsi per darsi allo shopping sfrenato o gustare qualcosa di tipico godendo di una romantica vista sul Chao Phraya. Mentre controlliamo la mappa per decidere da che parte andare, ci avvicina un signore ben vestito che si rivolge a noi in… inglese!!!

Si presenta come un poliziotto turistico di Bangkok e, in effetti, sul suo badge appeso al collo c’è scritto “Tourist Police officer“. Ci fidiamo (perché non dovremmo?) e ne approfittiamo per fargli qualche domanda e chiedergli qualche indicazione sulla direzione da prendere per raggiungere l’Asiatique. Gli spieghiamo che vorremmo comprare qualcosa di carino, qualche vestito casual da acquistare come souvenir da portare a casa e magari da regalare a qualche amico o familiare e lui ci ferma subito un tuk tuk e ci assicura che ci porterà all’Asiatique per 40 baht.

Siamo senza parole. 40 baht (praticamente un euro) per portarci all’Asiatique sono davvero pochi. Per un attimo prendiamo anche in considerazione l’idea di dividerli per quattro come ci ha suggerito lui ma ci rendiamo subito conto che è una stupidaggine! Stiamo parlando di 0,20 centesimi a testa. Non ha alcun senso! Quindi, senza perdere altro tempo saliamo a bordo del tuk tuk e iniziamo una folle corsa per le vie di Bangkok che è proprio come ce lo avevano raccontato, spericolatissimo ma incredibilmente adrenalinico.

Il tempo passa tra risate, urla, foto e video ricordo. In 20 minuti dovremmo essere a destinazione ma il giro sembra interminabile, ci perdiamo nelle viuzze della città, passiamo per i mercati, oltrepassiamo quartieri residenziali e passa almeno un’ora. A questo punto il tuk tuk si ferma. Credendo di essere arrivati, ci avviciniamo all’autista per pagare ma lui ci fa segno di entrare nel negozio alla nostra sinistra. Forse è questo il posto che il poliziotto diceva di conoscere, quindi, un po’ perplessi, entriamo a vedere cosa c’è dentro.

E intanto lui, il driver sapete che fa? CI ASPETTA! Ebbene sì, parcheggia e rimane in attesa. Senza pretendere niente, sia chiaro, e accontentandosi di quei pochi spiccioli. Tutto questo ci sembra veramente surreale. Ancora non ci erano chiare queste “mosse” ma presto avremmo capito. Entrati nel negozio, con nostra sorpresa, troviamo di fronte a noi uno showroom strapieno di gioielli preziosi e commessi vestiti di tutto punto che si muovono in un ambiente decisamente chic.

E i vestiti casual ‘ndo stanno? Non ne troviamo e allora decidiamo di visitare il secondo piano, supervisionati dagli sguardi attenti del personale. Ahhhh finalmente vestiti… ma non casual. Quelli in vendita sono abiti di alta moda, da sera, per cerimonie importanti e sono anche parecchio costosi. Ci sono anche sciarpe, capelli e altri accessori ma tutti abbastanza cari ed eleganti.  È ufficiale: qui dei vestiti a buon prezzo che cercavamo non ce n’è traccia. La commessa si avvicina e le spieghiamo che è stato il tuk tuk a portarci qui ma noi cerchiamo solo qualche vestito a buon mercato.

“Dovreste andare a Silom Road” ci fa lei. Potete immaginare la nostra espressione. Silom Road è esattamente il punto da cui eravamo partiti! Quindi, usciamo senza aver capito perché ci siamo ritrovati in questo negozio. Ipotizziamo che l’autista del tuk tuk non abbia compreso bene dove vogliamo andare per cui torniamo da lui e gli ripetiamo “Asiatique, please”. Lui sorride e accenna un “sì” con la testa per cui risaliamo a bordo fiduciosi ma ricomincia la corsa infinita durante la quale ci vengono mostrate delle schede pubblicitarie di negozi di ogni tipo.

Noi continuiamo ad insistere che la nostra destinazione è l’Asiatique, non vogliamo andare altrove e dopo un’altra mezz’oretta il conducente imbocca una piccola stradina secondaria. La percorre tutta fino alla fine e a questo punto si ferma e ci fa scendere. Gli diamo quanto pattuito e facciamo come per andar via ma sembra davvero molto scontento per cui gli paghiamo qualcosa in più. In realtà, anche se contorto per il nostro modo di vedere le cose, il suo ragionamento è facile da comprendere: sono quasi due ore che ci scarrozza in giro per Bangkok!  

Il punto è che non siamo stati noi a chiederglielo dato che fin dall’inizio volevamo andare all’Asiatique e non comprare gioielli o costosi abiti da gala ma ben presto iniziamo ad intuire il disegno che c’è dietro. L’autista viene pagato una commissione dal negozio se qualcuno dei suoi passeggeri inconsapevoli acquista qualcosa. Dell’Asiatique comunque non c’è traccia e ci ritroviamo in un molo con barchette che vanno e che vengono percorrendo il fiume Chao Phraya. Ora è tutto chiaro, siamo finiti nell’ennesima trappola dell’attrazione turistica.

Da qui un traghetto a pagamento ci avrebbe portati all’Asiatique ma solo dopo un’escursione di un’ora! Si sta facendo buio e siamo ancora non si sa dove. Incredibile! Tutta la situazione ci lascia stanchi e delusi da una banalissima eppure funzionante a quanto pare “tecnica di vendita” messa in atto con l’intento di spillarci soldi. Non ci arrendiamo, però e torniamo verso la strada principale per prendere un altro tuk tuk. Titubanti ma fiduciosi saliamo a bordo e per fortuna stavolta l’autista procede dritto senza deviazioni, portandoci a destinazione in appena 10 minuti… e finalmente possiamo tirare un respiro di sollievo!

Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.