Pensieri in viaggio: 11 settembre 2001 mi ricordo di te

Un viaggio nel viaggio quello prima di raggiungere i Paesi Bassi e poi Amsterdam. Sono arrivata all’aeroporto con il giusto anticipo e mi sono diretta subito verso il security check. In fila mi sono accorta che davanti a me c’erano tantissimi ragazzi. Parlavano ad alta voce pieni di entusiasmo, fantasticavano sul loro viaggio e si facevano domande l’un l’altro come se non sapessero cosa aspettarsi, come se fosse la prima volta che prendevano un aereo e magari lo era davvero. Ma non erano intimoriti solo molto emozionati ed era bello osservarli così ansiosi di “spiccare il volo”.

All’inizio non mi spiegavo come mai fossero tutti lì nello stesso momento, ero presa dai miei pensieri, attenta a non perdermi niente per strada, passaporto e carta d’imbarco soprattutto. Poi ad un tratto ho sentito qualcuno dietro di me urlare “Proof!” e tutto è diventato più chiaro: erano studenti in gita scolastica! Ricordo di aver pensato “Che fortuna!“. I tempi sono proprio cambiati, così pure i viaggi, i viaggiatori e le destinazioni. Andare in Olanda con la scuola deve essere un vero divertimento e l’euforia che provavano questi giovani turisti lo dimostrava. Peccato non aver vissuto un’esperienza simile!

I motivi sono molti ma il principale mi riporta ad una drammatica sequenza di numeri: 11/09/2001 meglio conosciuta come l’11 settembre, una data che per chi c’era è impossibile da dimenticare. Anche chi non c’era, comunque, sarà ugualmente tenuto a conoscerne la portata devastante poiché la tragedia che si è consumata davanti agli occhi increduli di milioni di persone ha avuto e ha tuttora un peso non indifferente nella vita politica americana e di tutto il mondo. In qualche modo tutti siamo diventatati vittime, tutti siamo stati toccati, più o meno consapevolmente, da questo doloroso evento.

ground_zero_new_york_attentato_torri_gemelleDalla più ampia vita sociale a quella privata, da quel giorno qualcosa è cambiato per sempre. Anche a scuola quell’anno si respirava un’aria diversa. Tra i banchi di classe abbiamo vissuto nel timore che qualcosa di peggio e di più vicino potesse capitare, in qualsiasi momento e, paradossalmente, i primi ad aver paura erano i professori, incapaci di colmare i nostri dubbi e perplessità. Noi, in quanto ragazzi, eravamo divisi tra lo sconcerto e la voglia di divertirci e lasciarci tutto alle spalle ma non è così che vanno le cose e presto abbiamo compreso, nostro malgrado, la gravità della situazione.

Nonostante invocazioni e suppliche, infatti, gli insegnanti hanno deciso di evitare le mete di massa e di ripiegare su destinazioni meno “sensibili”, rigorosamente in italia. Potete immaginare la delusione di quanti tra noi già fantasticavano su un viaggio tra le grandi capitali europee nello scoprire che la destinazione scelta per la gita scolastica del quinto anno sarebbe stata l’Umbria. Sia chiaro: l’Umbria è bellissima (ne parliamo qui) ma per un ragazzo il primo sogno, quando si pensa ad un viaggio importante, è andare lontano, all’estero, per vedere e scoprire cose nuove, diverse, parlare una lingua straniera e trovarsi a contatto con altre culture e modi di vivere.

Certo, avremmo potuto insistere ma per molti l’eventualità di restare a casa era di gran lunga più “triste”, quindi, il senso di arresa prevalse. Io, invece, non ci andai ma non per la destinazione. Sono passati tanti anni adesso e non me lo ricordo più. Forse non avevo lo spirito giusto, tutto qui. Mi mancava quella spensieratezza, mi mancava quella serenità che bisognerebbe avere prima di partire per un viaggio e credo sia stato questo “umore nero” ad influire più di tutto sulla decisione finale di non partire. “Credo” perché, a distanza di anni, un vero motivo non c’è ed ogni volta che ci penso mi torna in mente l’11 settembre 2001.

Lo so non è il massimo come associazione ma, forse, da un lato, mi obbliga a tener vivo il ricordo, a non dimenticare e, senza che io me ne accorga, mi costringe a pensarci.

2 Commenti

  1. dueingiro.blogspot.it

    hai proprio ragione. Una data dove tutti siamo diventati vittime. Hai ragione, le cose da quel giorno sono cambiate. Chissà come verrà ricordato nella storia tra 200 anni…

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