“Vicoli lastricati e case bianche racchiuse dalle mura e dominate dalla mole del castello aragonese. Otranto è la porta d’Oriente salentina e dà il nome al braccio di mare, il Canale d’Otranto, largo 70 km, che separa questo tratto di costa del Salento dal Capo Linguetta in Albania”. In Agosto Utràntu (Otranto in diletto Salentino), offre il suo lato migliore: i suoi vicoli brulicano di turisti attrezzati di macchine fotografiche pronti a immortalare ogni angolo, i negozi e i locali, affollati dal tramonto sino a notte fonda, riportano la città ai suoi albori di porto commerciale brulicante di vita.

Crocevia di culture, Otranto fu fondata probabilmente da colini provenienti dall’isola di Creta che le diedero il nome di Hidruntum, divenne dapprima municipio romano per poi essere conquistata dai Longobardi, sino a diventare nel IX secolo, sotto la dominazione Bizantina, la capitale della Terra d’Otranto. Per secoli fu uno dei porti più importanti verso l’Oriente, vero e proprio baluardo contro la penetrazione dei Normanni.

Fu conquistata alla fine del 1300 dagli Angioini e in fase successiva dagli Aragonesi per poi passare nella mani dei turchi, dei veneziani e infine dei francesi. Nonostante il forte sviluppo edilizio avutasi poi con l’avvento dell’età moderna, Otranto conserva un centro storico praticamente intatto, chiuso nella cinta delle fortificazioni che si affacciano sulla sponda meridionale del porto naturale.

L’ingresso naturale al centro storico è Porta Alfonsina, in memoria del duca di Calabria Alfonso che liberò la città dalla dominazione turca. Una serie di vicoli portano alla Cattedrale, gioiello dell’architettura romanico-pugliese. La facciata a doppio spiovente,  è dominato da un rosone centrale di fora gotico-arabe del XV secolo e da un portale barocco. L’interno, a tre navate, è impreziosito da un soffitto seicentesco a cassettoni in legno dorato e da 14 colonne di granito.

Ma  il vero capolavoro è praticamente sotto i nostri piedi: il pavimento a mosaico, opera del prete Pantaleone, rappresenta con colori vivaci un enorme albero della vita con animali, segni zodiacali e personaggi biblici. Le tessere colorate di calcare formano un quasi un libro di pietra, accessibile a tutti, anche a coloro che un tempo non sapevano nemmeno cosa fosse una parola scritta. La trama si legge dall’alto verso il basso, secondo la concezione orientale e biblica della discesa di Dio verso l’uomo. Pieno di simbolismi, il mosaico si presta anche a un lettura esoterica, con riferimenti allo gnosticismo e alla Cabala, ribadendo la natura ibrida della città pugliese.

La via principale del borgo è Corso Garibaldi che sale in direzione di Piazza del Popolo con la Torre dell’Orologio. Un punto ampio e luminoso ideale per cogliere il lato vivace e attivo della città. Ma il punto più panoramico della città si raggiunge solo dopo Porta Mare: una volta saliti sui bastioni è possibile ammirare l’imponente castello aragonese che domina il punto più alto della città e che in estate ospita un fitto calendario di eventi culturali. Circondato da un ampio fossato e protetto da tre torrioni cilindrici, giunti sino in cima è possibile ammirare dalla punta di lancia,  il porto in tutta la sua estensione.

Oltre il ponte levatoio si entra nel grande cortile su cui si affacciano le stanze che ospitano in genere mostre di arte contemporanea. Una scala permette di raggiungere gli spalti da cui si può godere una fantastica vista panoramica della città e sul Canale D’Otranto. Nelle giornate più limpide è possibile allungare lo sguardo sino alla  costa albanese.

Attraversando il borgo si è come vittima di un incantesimo: la brezza marina che si incanala tra i vicoli della città ti avvolge come un abbraccio e come un vecchio compagno di viaggio ti indica la strada. L’aria salubre e radiosa fa sparire ogni stanchezza, facendoti sentire ad ogni passo rinvigorito. La cordialità della gente, i volti sorridenti e l’ospitalità ti fanno sentire a casa. E come loro anche il cibo scalda l’ anima.

Uscendo dal centro storico e dal borgo si entra in contatto con l’Otranto moderna, fatta di hotel, lidi organizzati, parcheggi e strade trafficate. Ma in mezzo al caos della modernità, Otranto non può fare a meno di evidenziare il suo attaccamento al passato: tra macchine rombanti e motorini sguscianti, si districano agili piccole ape car colorate che trasportano ininterrottamente i turisti da una parte all’altra della città, unici mezzi di locomozione che hanno libero accesso al centro storico.

Punto di collegamento di Otranto vecchia e nuova è il lungomare. Definito il punto più romantico della città si estende lungo tutto il perimetro delle mura del borgo, raccordandosi poi con la parte di nuova costruzione della città. Caratterizzato da piccoli balconcini panoramici è l’ideale per ammirare in dolce compagnia il lento e armonioso ondeggiare del mare di Otranto, la città che si affaccia su oriente.

 di Sara Scarfò

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