Da quando sono entrata a far parte del mondo dei travel blogger ho iniziato a viaggiare in modo diverso. Devo ammettere che avere lo scopo di trarre da un viaggio un racconto mi ha aiutata moltissimo a impostare il viaggio in modo più attento e più maturo. Prima, di solito, prendevo e partivo senza particolari pianificazioni o ricerche approfondite. Mi bastava avere poche informazioni sulla mia destinazione e, una volta arrivata sul posto, mi avventuravo in angoli assolutamente a sorpresa e in scoperte inaspettate.

Finché non ho deciso di aprire questo blog mi stava bene così. Viaggiare in questo modo mi permetteva di essere totalmente libera. Meno informata e di certo non sovvenzionata, quello sì, ma più libera da tabelle di marcia, libera da pregiudizi, libera da condizionamenti di ogni sorta. Poi ho iniziato a viaggiare da travel blogger, ho iniziato a leggere gli articoli di altri blog di viaggi, ho iniziato a studiare come funzionava questo strano mondo e ho capito che, oltre a “sentire”, era fondamentale “studiare” per poter raccontare bene un luogo.

Perché, certo, saper trasmettere emozioni ha una grande importanza ma chi viaggia ha anche bisogno di informazioni e quando si ritrova a cercare qualcosa vuole trovare informazioni esaustive e non solo sensazioni personali. Mi sono resa conto, quindi, che per trasformare il blog in un lavoro avrei dovuto far coincidere le esigenze dei miei lettori. È qui che cambia il mio approccio con il viaggio e spunta per la prima volta una scaletta delle cose da vedere che avrebbe accompagnato da quel momento in poi tutti i miei viaggi successivi.

giorni prima di partire sono sempre un po’ particolari, d’altronde. Proviamo emozione, gioia, eccitazione, miste alla preoccupazione del “come sarà” e stilare un programma che ci aiuti ad organizzare il tempo che abbiamo a disposizione, soprattutto se limitato, è sicuramente utile. Inoltre, non tutte le città sono meta da weekend. Alcune hanno una grande estensione e tante attrazioni e luoghi di interesse dislocati un diversi punti, magari distanti fra loro.

Ad esempio, quando sono stata per una settimana a New York per la prima volta ero spaventata dall’idea di ritrovarmi in una metropoli e dover improvvisare sul momento un itinerario delle cose da fare, delle cose da vedere, dove andare e come andare anche se l’idea di pianificare il tutto un po’ mi pesava. Stiamo parlando di New York e non di un week-end ma di un’intera settimana da organizzare. Vi assicuro che non è per niente facile. Perché per quanto tu possa conoscere la storia e la geografia non potrai mai sapere esattamente finché non sei lì quanto tempo ti prenderà una visita e quanto tempo ti prenderà un’altra visita.

All’inizio andava benissimo. Mi sembrava di aver finalmente compreso cosa volesse dire viaggiare, viaggiare per capire, viaggiare per visitare “i” luoghi importanti, per non perdersi occasioni di visita uniche. Avevo tutto sotto controllo e conoscevo i miei passi già prima della partenza. Potevo visualizzare ogni cosa nella mia mente. Questo metodo ovviamente mi ha costretto a sostenere dei ritmi di viaggio disumani, perché cercavo di vedere il maggior numero di cose possibile pur avendo poco tempo a disposizione.

I momenti di relax non sono mai mancati comunque ma, certo, poter viaggiare con spensieratezza mi sembrava ormai solo un lontano ricordo e spesso, anche per via delle collaborazioni e dei viaggi stampa a cui ho preso parte, mi sono abituata a vivere il viaggio proprio come un lavoro. Nel viaggio, come nella vita, però, un pizzico di imprevisto non può mancare. La pianificazione è utile ma si corre il rischio di venirne sopraffatti e di focalizzarsi più sul come che sul dove. Per un po’ tutto questo mi è sembrato abbastanza normale e in un certo senso stimolante ma in questi anni di viaggi frenetici “la lista” era diventata quasi più importante del viaggio stesso.

E non voglio più sentirmi sopraffatta da programmi e tabelle di marcia, voglio essere padrona di me stessa e del mio tempo e poter essere libera di impostare il mio ritmo, di decidere a quale passo andare, fino a rallentare o fermarmi del tutto se è quello che sento. Forse, tutti noi viaggiatori corriamo il rischio di partire senza viaggiare davvero e riuscire a bilanciare queste due esigenze diverse, libertà e pianificazione, è la nostra vera grande sfida.

Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.