È un po’ che non scrivo. Con la nascita del mio secondogenito a fine ottobre, e un bimbo di 18 mesi che non sta fermo un attimo, riuscire a trovare il tempo per concentrarsi e scrivere è diventato difficile. Spero davvero di poter riprendere non come prima ma almeno ogni tanto a raccontarvi di luoghi e viaggi sul mio blog anche se, diciamocelo, la situazione attuale non è proprio quella ideale per farlo. E dopo tanti mesi chiusi in casa, un’estate di liberi tutti vissuta con la preoccupazione, e un autunno con il terrore di ripiombare nel baratro eccoci giunti al Natale, quest’anno rosso più che mai.

Molti hanno già confessato di sentirsi troppo tristi per festeggiare e di rimandare l’entusiasmo al prossimo anno e li capisco benissimo. L’incertezza per il futuro rende le cose davvero pesanti e riuscire a guardare ciò che accade intorno a noi con razionalità e riprendere in mano le redini della propria vita senza paura sembra non essere un’operazione così semplice.

Tuttavia, credo che vi sia sempre qualcosa da imparare da ogni situazione nella vita e anche stavolta. Privati della liberta e della vicinanza dei nostri cari, possiamo cogliere l’occasione per riflettere sulle nostre priorità, sulle nostre fortune e su ciò che amiamo davvero e che forse tante volte, magari in buona fede, sottovalutiamo. Io, per quanto mi riguarda, l’avrei colta comunque questa occasione, facendo volentieri a meno di un’epidemia mondiale. Eppure, devo ammettere che trovarmi di fronte ad una realtà completamente nuova ha cambiato molto il mio approccio verso alcune cose a cui prima non davo la giusta importanza.

No, non sto dicendo che sono improvvisamente diventata una persona migliore e ho risolto tutti i miei conflitti personali ma ho iniziato e sto iniziando a vedere tutto, in una prospettiva nuova, che non avevo mai preso in considerazione. D’altronde era necessario farlo. Viviamo come se fossimo immortali, invincibili e poi all’improvviso arriva un’influenza, che molti hanno persino definito banale, e che se non ti uccide, ti annienta, ti distrugge oppure porta via i tuoi affetti più cari, senza nemmeno permetterti di star loro vicino negli ultimi attimi della loro vita e di salutarli.

Quanto è triste tutto questo. Vorrei avere la bacchetta magica per poterlo cancellare. Ma non posso. E allora mi sforzo di guardare quello che rimane insieme a chi è ancora qui per poterlo raccontare. E ogni vita salva non è un piccolo grande miracolo che si è compiuto e di cui siamo testimoni? Io credo di si. Per questo, il Natale 2020 sarà e resterà comunque un Natale unico ed indimenticabile. Perché ci rende testimoni del miracolo della vita che resiste a tutto, e supera gli ostacoli, anche i più difficili, e vince. E mai come quest’anno io mi sento testimone e protagonista di un piccolo grande miracolo, la nascita di mio figlio.

Un evento atteso, sempre, con gioia ma anche un po’ di ansia, e che ho vissuto intensamente, non senza preoccupazioni, soprattutto in queste insolite e complicate circostanze. Un traguardo per me importantissimo che è significato tanto sotto molto punti di vista, incluso quello simbolico di riuscire a portare a termine una “missione” dopo mesi di attesa e di notizie quasi mai confortanti che hanno segnato in modo indelebile il mio viaggio verso una nuova maternità, sicuramente con qualche pensiero in più.

Oggi, però, che stringo mio figlio tra le braccia e ammiro questa meravigliosa creatura frutto dell’amore un sorriso segna il mio volto. È il sorriso di chi sa di essere stato baciato dalla fortuna, questo Natale e ogni giorno che verrà, quella di poter guardare negli occhi suo figlio appena nato, simbolo della forza della vita e al tempo stesso della speranza in un domani migliore e di avere il privilegio di poterlo accompagnare giorno dopo giorno, nella scoperta di questo mondo che resta, nonostante tutto, meraviglioso.

Grazie figlio,

per avermi insegnato ad essere forte, a credere in me stessa, a non aver paura.

 

Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.