L’India: il paese dove convivono bellezza e orrore (Parte 2)

Io amo l’India ma è un posto dove bellezza e orrore riescono a convivere in egual misura nello stesso posto. Dove cadaveri parzialmente bruciati vengono gettati dai gradoni dei ghat nel Gange e sulle cui rive qualche metro più in là un santone ne beve l’acqua facendosela passare per tutte le viscere per poi, una volta purificatosi il corpo con le acque del fiume sacro, risputarla fuori. Un Paese, l’India, dove la gente muore , letteralmente, per strada, dove un lebbroso ti chiede l’elemosina battendoti il braccio con un moncherino, dove la miseria, la mortalità infantile, la sporcizia e l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti delle donne e dei sottocasta sono feroci. Ma è anche un Paese dove l’arte ha raggiunto il massimo splendore in questi coloratissimi e accurati templi, dove la musica, le danze sacre, l’architettura e la perfezione delle proporzioni ha raggiunto vette estreme.

Dove i palazzi dei maharaja sono capolavori di lusso e di eleganza, con mobili, tessuti, tappeti decorati ed intarsiati con un gusto raramente ritrovato altrove, dove i sari delle donne sono capolavori di alta sartoria e costano 10 euro , dove i gioielli più belli che abbia mai visto costano pochi euro, dove le miniature su seta, gli oggetti intagliati e dipinti nel legno, i profumi, le spezie e tutto quello che ti circonda non sfigurerebbe in una boutique parigina. Ma di questo potrei scrivere per ore talmente forti sono certe sensazioni. La sera, prima di cenare nel nostro albergo, io e la mia amica, per l’appunto, siamo andate a comprare un sari, primo di una lunghissima serie di acquisti. Il sari è una pezza di seta di circa 5.20 metri che deve essere avvolta e incastrata nel corpo senza altro aiuto se non , forse, un paio di spille.

Nel negozio dove siamo entrate, 4 o 5 bellissime commesse hanno cercato, divertendosi un mondo, di drappeggiare decine di sari addosso ai nostri sgraziati jeans con maglietta ma non c’è stato verso che riuscissimo ad imparare. Questo non ci ha impedito di comprarne due o tre a testa tanto erano belli. Avendo lasciato gli uomini del gruppo in piscina, siamo tornate in hotel con quei meravigliosi truc truc a tre ruote che , se non ti ammazzi con quello nelle strade indiane, non ti ammazzi più. Le strade dell’India non sono per cuori deboli: si viaggia in tutti i sensi di marcia anche contromano, le strade sono percorse da carretti strapieni, autobus stracolmi e pendenti grazie ai passeggeri appesi, da mucche, elefanti, macchine e camion sempre stipati al massimo di persone e merci, biciclette, con spesso attaccati carrettini e calessi, motorette dove ci si sta da un minimo di 1 ad un massimo di 4 persone.

shore_temple_india_visitare

In India tutto quello che è umanamente (e anche non…) trasportabile viaggia per strada, compresi greggi di capre e pecore e tutti suonano insistentemente, costantemente e a volte senza apparente motivazione, il clacson!!!!! Comunque, siamo arrivate in hotel sane e salve per un meritato riposo notturno, dopo la cena a buffet. Il 2 gennaio si parte per Ekambareshwar. Anche qui un tempio spettacolare con davanti un albero di mango vecchio di 3500 anni o almeno così ci hanno detto. I templi dell’India, come il successivo di Kailashanath sono veramente meravigliosi e occorre pensare che per raggiungere i 30 o 40 metri dei gopuram si utilizzano impalcature di legno e giunco e si lavora a piedi nudi! In un negozietto abbiamo comprato una montagna di pashmine in seta impalpabile da portare alle amiche e io e la mia socia di viaggio siamo state convinte a farci fare un vestito ( casacca e pantaloni con stola ) su misura.

Da lì saremmo partiti per Mamallapuram per cui secondo noi non aveva senso l’acquisto, ma considerato il prezzo speso abbiamo pensato che anche se non avessero fatto in tempo a portarcelo non sarebbe stato un grosso problema e comunque la sola seduta di prova del vestito era stato uno spasso! Sulla strada per Mamallapuram (o Mahabalipuram) ci siamo fermati in un locale indiano per indiani; un membro schizzinoso della famiglia è rimasto fuori e a noi è stato apparecchiato un tavolo e ci sono state messe 6 foglie di banano davanti (i piatti) e poi ciotole di riso e di salse; il tutto sotto gli occhi degli altri avventori, tutti indiani, che sicuramente si chiedevano come mai questi turisti si fossero fermati li a mangiare. Il riso era ottimo e anche le salsine; abbiamo mangiato con le mani visto che le posate non le avevano portate e la cosa è stata apprezzata anche e soprattutto dai nostri ragazzini.

Alla fine abbiamo pagato l’equivalente di 1 euro e nessuno di noi è stato male! Prima di dirigerci all’albergo siamo andati allo Sea Shore Temple, uno dei complessi sacri più antichi e più importanti dell’India del Sud, tutto in granito locale finemente tagliato o meglio intagliato e cesellato. Arrivati in albergo, molto tipico e non moderno come avevo espressamente richiesto durante la programmazione del viaggio, noi donne siamo state omaggiate di un rilassante massaggio ai piedi e mentre ceniamo ecco incredibilmente apparire l’omino dei vestiti!!!!! Si era fatto 40 km in pulman per portarci i vestiti, ovviamente perfettamente tagliati, cuciti e rifiniti. E la sera, la passeggiata dopo cena per il paesino ci è “costata” due braccialetti d’argento.

Indice del racconto di viaggio:

  • L’India: il paese dove convivono bellezza e orrore (Parte 2)
  • Tra i templi dell’India a ritmo di danza Kathakali (Parte 3)

1 commento su “L’India: il paese dove convivono bellezza e orrore (Parte 2)”

  1. dueingiro.blogspot.it

    L’India è contraddizione allo stato puro. E’ unica,magica, a me personalmente a cambiato la vita,il mio modo di vedere le cose. Gli devo molto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.