La casa di Anne Frank ad Amsterdam: io non dimentico

È un miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora nonostante tutto perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.

Anna Frank

Nel mio viaggio ad Amsterdam non poteva mancare una visita alla casa di Anne Frank. Salire quelle strette scalette di uno storico palazzo al numero 263 di Prinsengracht di Amsterdam ed accorgersi di vivere la storia, essere dentro la storia. Non solo la storia di una ragazzina che, ricevuto come regalo di compleanno un diario, è rimasta suo malgrado nelle memorie di un’epoca grazie ai suoi racconti, ma la storia di un popolo, di una generazione e dei suoi eredi che non possono fare altro che attraversare quelle stanze, osservare quelle pareti tappezzate di locandine di attori famosi e chiedersi se quell’alloggio segreto, come lo definisce nei suoi racconti favolistici Anne Frank, serva a custodire le vite di tante anime che hanno subito le assurdità dell’uomo.

La città olandese conserva e racconta la storia di Anne Frank per gli studenti  e per i turisti di tutto il mondo che venendo qui fanno omaggio al suo rifugio. Tre piani di vita normale, sebbene segregata dietro una libreria, in cui si racconta la storia di una ragazzina che ha voluto lasciare traccia di sé. Il diario di Anne Frank ha fatto sì che questo edificio dopo la guerra non venisse demolito bensì grazie alla dedizione del padre Otto Frank, unico superstite della famiglia dopo la deportazione ad Auschwitz, venisse aperto al pubblico nel 1960 per la prima volta.

Originali restano le scale in legno, ripidissime e strette, per il resto l’opera di ristrutturazione ha permesso ai milioni di visitatori di avere una fedele riproduzione del rifugio originario. Le stanze sono buie, poco illuminate perché era così che dal 1942 Anne era stata costretta a vivere, osservando di nascosto un albero, il suo castagno, dall’unico pezzetto di finestra non oscurata in soffitta. La cucina, il bagno, la scrivania per lo studio, la stanzetta di una quasi adolescente riprodotti per creare il clima e lo stile dell’epoca, i poster e le cartoline. Una casa in tutto e per tutto, che ha ospitato le vittime di una reclusione forzata, ha costretto una famiglia ad organizzare una vita quanto più normale possibile all’interno di poche mura.

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Il celebre diario di Anna Frank è stato pubblicato ad Amsterdam dal padre Otto Frank  nel 1947, con il titolo originale Het Achterhuis (Il retrocasa) e nel 2009 è stato inserito dall’UNESCO nell’Elenco delle Memorie del mondo. Il 25 marzo del 1944 Anne Frank scriveva:

“Voglio essere utile, far divertire la gente. E perciò sono grata a Dio che mi ha donato alla nascita il talento della scrittura, la possibilità di esprimere ciò che è in me”.

Aldilà delle occasioni in cui la società ci richiama alla memoria c’è qualcosa di più potente che sovrasta qualsiasi spot pubblicitario, evento o giornata in calendario, la memoria delle parole. Grazie al suo diario pubblicato in tre versioni, criticato, contestato e conteso, proprio grazie a questo ha reso una testimonianza reale, attraverso la sua penna e la sua passione per la scrittura e la vita ha reso giustizia dei suoi 13 anni, per la sua famiglia e per il popolo ebreo. La sua penna ha dato la possibilità a milioni di persone da tutto il mondo di mettersi in fila sulla Prinsengracht ad Amsterdam per entrare in casa sua, quella casa che solo grazie alla sua passione per la scrittura è diventata un pezzo di vita di tutti.

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4 Commenti

    1. Titti

      Purtroppo molti turisti ho notato hanno questa mancanza su Amsterdam e la colpa principale è della lunga lunghissima fila. Bisogna evitare i giorni del weekend, orari di punta e magari prenotare la visita prima!

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