Italia segreta: 5 luoghi nascosti che non conoscete

Luoghi nascosti, quasi dimenticati di cui nessuno parla, di cui nessuno si ricorda. E’ questo, purtroppo, il destino di molti interessanti luoghi in Italia che meritano invece di essere scoperti, anzi, riscoperti ed è anche questo il compito di un travel blogger: rispolverare ciò che il tempo ha impolverato, riscoprire ciò che in genere si tende a trascurare. Luoghi che sono come dettagli insignificanti in apparenza ma che fanno del nostro paese il Belpaese che conosciamo. Qui ve ne raccontiamo cinque!

1. Monastero di Francesco I – San Giuliano Milanese  

Attualmente vivo a Milano, ma fino a pochi anni va vivevo a San Giuliano Milanese, paese dell’hinterland a sud-est di Milano. Anche il mio paese ha un segreto, poco noto alla maggior parte degli abitanti, figuriamoci dei non residenti. A San Giuliano è presente un antico monastero, nascosto: si tratta del monastero di Francesco I, re di Francia e Duca di Milano, risalente alla famosa Battaglia dei Giganti del 1515.

Si trova nel terreno adiacente l’antica chiesa di Zivido: tra il 13 e 14 settembre 1515, giornata della famosa Battaglia dei Giganti, Francesco I re di Francia non riusciva a dormire e fece voto che, se fosse gloriosamente uscito vincente avrebbe eretto sul luogo stesso dei suoi trionfi una cappella espiatoria per l’anima dei caduti, dedicandola alla “Regina delle Vittorie”.

Francesco I vinse e fu eretto il monastero. Ad occupare il grandioso monastero, destinato a tramandare ai posteri la memoria della munificenza e della pietà del re Francesco I, furono chiamati i frati Celestini di Francia con l’obbligo di raccogliere e seppellire nello stesso tutti i caduti della “Battaglia dei Giganti”. Una targa rimarrà per sempre ad indicare il monastero dei Giganti “alle Vittorie” con la segreta speranza che un giorno sia possibile riportare alla luce le sue fondamenta.

Alessandra Prevosti

Convento_francescano_Vimercate

2. Convento francescano – Vimercate

Abito a Vimercate, in provincia di Monza. Intorno al mio paesino, la frazione Velasca, c’è una rete di sentieri sterrati che costeggia i campi coltivati, si immerge per un tratto in un piccolo bosco e collega Velasca con Oreno, altra piccola frazione e antico borgo medievale. I sentieri costeggiano il parco di un’antica villa nobiliare, di cui si possono vedere i muri e il piccolo ponte che portava l’acqua alle fontane della villa, e arrivano in centro a Oreno passando accanto al convento dei francescani. È un convento piccolo e semplice e si dice sia stato fondato da S. Francesco stesso nel 1215.

Le prime testimonianze della presenza dei francescani a Oreno risalgono al 1251. Il convento attuale risale al XV secolo ed è una ricostruzione dei monaci Amadeiti, un ordine francescano che poi si trasferì lasciando la sede ai frati minori. Nel 1948, il conte Giancarlo Borromeo donò il convento ai frati cappuccini. Ha dei giardini stupendi e piuttosto scenografici, che però sono nascosti alla vista dei passanti perché sono all’interno del complesso. Da fuori si vedono la chiesa, visitabile, e il cortile centrale, molto semplici e lineari. È un posto molto pacifico che merita una visita, magari alla fine della passeggiata.

Selena Magni

3. Amiternum – Scoppito 

Vivo in Abruzzo dieci mesi l’anno, precisamente in un piccolo comune della provincia dell’Aquila. Nonostante le temperature rigide dell’inverno, dalle prime fioriture in poi questa terra regala emozioni inaspettate: fantastici paesaggi immersi nel verde, rimasto ancora incontaminato. Vi sto parlando del piccolo paese di Scoppito, isola felice e tranquilla dove vivi in armonia con la natura del Parco Nazionale d’Abruzzo.

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Il posto in questione che vi parlo è l’Amiternum, città romana, situata all’interno del Comune di Scoppito, una bellezza architettonica del passato, dove emerge un’importante anfiteatro; piccolo ed accogliente, riesce a trasmetterti un senso di appartenenza a questa terra, riesce a farti rievocare lo splendore del passato, grazie al silenzio assordante che percepisci appena dentro lo scavo. Un posto magico, che ancora oggi, molti aquilani e turisti non conoscono l’esistenza.

Fabio Sansone

4. Casina Vanvitelliana – Bacoli

Metti un lago, il Fusaro, diviso dal mare da una sottile lingua di terra e metti un isolotto in mezzo al lago collegato alla terra ferma da un ponte in legno, e sull’isolotto una casina dall’insolita forma poligonale, un gioiello dell’architettura tardobarocca settecentesca; il risultato che si presenta ai nostri occhi non può che essere straordinario. Stiamo parlando del bellissimo Casino Reale o meglio conosciuta come Casina Vanvitelliana, commissionata a Luigi Vanvitelli e terminata dal figlio Carlo, come casino di caccia, per volere di Ferdinando IV di Borbone; una perla tra le perle incastonata in un incantevole paesino della Campania: Bacoli.

Visitata nel corso dei secoli da numerose personalità illustri tra cui Mozart e Rossini e attualmente ahimè sconosciuta alla maggior parte dei turisti, ma adorata dai locali, la Casina Vanvitelliana è ribattezza impropriamente la casina di Pinocchio, è infatti conosciuta in zona come la casa della fata dai capelli turchini nel celebre sceneggiato Le Avventure di Pinocchio di Comencini; sebbene questa sia solo leggenda, la casina Vanvitelliana compare realmente in numerosi altri film.

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Nel visitarla, fermatevi a metà del ponticello che collega il casino di caccia alla terraferma, guardatevi attorno, cancellate le case, ripulite le acque, annullate i rumori del paese, e immaginate questo luogo come realmente era nel settecento: il verde di una florida vegetazione padroneggiava, il rumore del mare era interrotto solo dal canto degli uccelli, un vero paradiso naturale, e la casina Vanvitelliana, una suggestiva opera umana calata sul lago per sublimare il tutto.

Maria Batticore

5. Ponte Romano – Fertilia

Quello di Fertilia, cittadina di mare a pochi chilometri dal comune di Alghero, è un ponte davvero segreto e nascosto. Si fa fatica a vederlo se si arriva a Fertilia in auto, magari distratti dal caldo e dal traffico. Eppure, il Ponte romano di Fertilia, ora sconosciuto e dimenticato dai turisti ma anche dai locali, per millenni ha consentito l’attraversamento del tratto di confluenza tra lo stagno di Calich e il mare.

Originariamente, il ponte, ricostruito in epoca medievale, contava 24 arcate, poi, distrutte negli anni ’30 del Novecento durante i lavori di bonifica dello stagno. Oggi, di queste arcate ne restano visibili la metà ma lo spettacolo che offre è comunque suggestivo grazie alla sua posizione all’interno della laguna del Calich, di grande importanza naturalistica e vero e proprio polmone vitale per molte specie animali.

Marianna Norillo

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