L’isola di Don Sao sul Mekong: un piccolo assaggio di Laos

Dopo una malattia grave, in certi Paesi asiatici, nel Laos ad esempio, succede che si cambia nome. Che visione all’origine di un tale costume! In realtà, si dovrebbe cambiare nome dopo ogni esperienza importante.

Emil Cioran

Arrivo a Chiang Saen presso il famoso Triangolo d’Oro dopo una mattinata molto impegnativa e iniziata decisamente troppo presto ma, di fronte all’ennesima scoperta, stanchezza, caldo e umidità non possono niente e decido di partecipare ad una crociera sul Mekong. Da qui, con il solo passaporto, raggiungo in poco tempo l’isola di Don Sao.

Questa è l’unica striscia di terra laotiana che può essere visitata da un turista senza visto ed è organizzata come un mercato, pieno di bancarelle e souvenir. Ad accoglierci una scritta azzurra dipinta a mano sulla facciata di un edificio in legno che dice “Welcome to Laos” e decine di piccole bottiglie poste una accanto all’altra.

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Avevo già letto qualcosa su questo villaggio e sapevo che avrei trovato questa attrazione: whisky con cobra! Vederlo dal vivo ovviamente è tutta un’altra storia… Dopo, aver contrattato il prezzo, decidiamo di comprarlo per poi proseguire con il giro del market, allestito lungo il fiume.

Le bancarelle non sono tanto diverse da quelle che ho già visto in Thailandia ma di sicuro interessante per chi è sempre alla ricerca di borse e altri oggetti contraffatti. La nostra guida, però, ci avvisa di non comprarne perché è facile che al ritorno la dogana possa sequestrarceli.

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Che poi anche in Thailandia il business di borse e vestiti di marca contraffatti è molto fiorente ma il governo in questi anni sta cercando di disincentivarlo. Nonostante il tempo per la visita sia poco e non sia possibile spingersi oltre al nucleo principale del villaggio, sono riuscita ugualmente a cogliere alcuni piccoli aspetti della cultura laotiana.

Nell’isola di Don Sao le galline svolazzano libere in tutto il villaggio, tra i cespugli, incuranti del pericolo. Non hanno paura dei turisti e, spesso, li seguono per poi fermarsi e tornare indietro. Ci sono tanti bambini e corrono dappertutto, giocano, sorridono. Sono l’anima di questo posto!

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Accolgono i turisti con grande entusiasmo nella speranza di ricevere qualche soldino ma non sono invadenti né aggressivi e dopo un po’ tornano volentieri ai loro giochi. Tra galline, bambini, bancarelle, turisti c’è una profonda armonia. Sebbene tutto sia molto umile e a tratti fatiscente, si respira una piacevole aria di festa.

Non ho il tempo per goderne appieno, però. La visita all’isola di Don Sao è già finita e dobbiamo lasciare Don Sao. Andando via, alcune scene di vita quotidiana attirano la mia attenzione… e preoccupazione. Lungo le rive dell’isola scorre il Mekong, considerato uno dei dieci fiumi più inquinati al mondo!  Solo a guardarlo incute timore e non ci bagneresti neanche la punta del mignolo!

Tu! Perché, loro, i bambini, invece, sguazzano nell’acqua felici come se stessero al mare, le madri fanno il bucato e gli uomini si dedicano alla pesca… come se non sapessero o non gli importasse oppure, forse, come se non avessero scelta!

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