Ground zero, dove ti fermi tu e si ferma il tempo

Un viaggio è sempre una scoperta, prima di luoghi nuovi, è la scoperta di ciò che i luoghi nuovi fanno alla tua mente e al tuo cuore. Viaggiare è sempre, in qualche forma, esplorare se stessi.

Stephen Littleword

I viaggiatori lo sanno, che sia per passione o per lavoro, poter scoprire il mondo, viverlo con i propri occhi, con la propria mente e le proprie gambe, è come abitarlo e sentirlo proprio. Non importa dove, l’importante è muoversi,  immagazzinare ricordi e ricaricarsi. Ma, a volte. viaggiare, è qualcosa che va oltre, qualcosa che lascia senza parole, con il cuore in gola.

Le parole non ci sono, ci sei tu a porti domande e a fermare il tempo. E poi, c’è Ground Zero, dove mi sono fermata io. Fermata della Metro: Rector Street. Pochi passi e ti avvicini a un’altra New York, a un’altra Manhattan. Non quella della luci, della musica e dei colori, ma quella dei cantieri, dei nomi. Scorre tutto veloce, come sempre, e più cerchi di andare avanti e immaginare, e più ti fermi.

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L’umore cambia e il tuo cervello comincia a rimuginare. Avverti un vuoto, lo scrosciare ininterrotto dell’acqua, poggi una mano sulle lastre di metallo incise, quasi come a volerle sfiorare, noti una rosa bianca che sta lì a combattere il gelo, come se volesse dimostrare la sua forza contro qualcosa che è più grande di lei.

Cambia l’espressione del tuo volto, i brividi non sono più quelli dati dal freddo pungente. Cominci a renderti conto, lo fai a fatica, quasi a non volerlo, ma poi succede. Ignori coloro che fanno a gara per un selfie. In quei momenti, in quei passi, non ti importa della scena, non c’è proprio nulla da esibire, e quasi mi sono “vergognata” di scattare una foto, ma l’ho fatto. 

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Pensi, e osservi quelle due enormi vasche, ascolti in silenzio l’acqua che sicura della sua forza, scorre. Per un attimo, involontariamente, volgi  lo sguardo verso l’alto, ti sforzi di immaginare che proprio lì, quando forse tu eri ancora adoloscente, due torri si alzavano fiere… E poi? E poi lo sguardo ricade di nuovo su quelle vasche, sull’acqua, su quella rosa bianca e quei nomi incisi su fredde lastre.

Viaggiare è anche questo, portare negli occhi e nel cuore qualcosa che non immaginavi di poter trovare. Quando si resta fermi sempre nello stesso punto, nel nostro posto, senza volerlo o volendo, non proviamo nemmeno a immaginare, anche lontanamente, che a 100, 1000 o 10,000 kilometri, possa esistere qualcosa che possa stravolgere te stesso, completamente.

di Giuseppina Dede

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