La mia gravidanza: un viaggio lungo (quasi) nove mesi

Quando ho scoperto di essere incinta ho provato un’emozione grandissima. Diventare mamma era un desiderio che portavo dentro ormai da tempo e sapere che si sarebbe finalmente realizzato mi ha reso in un istante la donna più felice del mondo. C’era solo un però ed erano loro: i fatidici nove mesi di attesa. Ora, dovete sapere che io detesto le attese. Anche stare in fila alla cassa del supermercato per pochi minuti mi manda in tilt, figuriamoci nove mesi. E, invece, no.

Perché la mia è stata una gravidanza stupenda, vissuta intensamente, con gioia immensa, e l’attesa mi ha dato la possibilità di godermi ogni attimo di questo momento magico e irripetibile della mia vita e di avvicinarmi, piano piano, giorno dopo giorno, con serenità al giorno in cui avrei conosciuto il mio bambino. Ammetto comunque che i primi 3 mesi sono stati i più impegnativi. Non tanto per le nausee di cui non ho sofferto quanto per il fatto di essere sola, in una città che stavo imparando a conoscere, senza punti di riferimento, ginecologa compresa.

Perciò, inizialmente, nonostante la grande felicità, ho avuto qualche preoccupazione. Tutti sono d’accordo nell’affermare che la scoperta di una gravidanza rappresenta per una donna il massimo stadio della felicità ma nessuno ci dice quanto può essere difficile gestire i momenti successivi, a partire dalla prima ecografia. I pensieri si affollano nella mente alla velocità della luce, inizi a cercare informazioni su internet, a fare telefonate, a chiedere consigli a tua madre, pur sapendo che per lei è passato troppo tempo per ricordarsi tutto e che le cose cambiano.

Alla fine, dopo giorni di scombussolamento emotivo, e confusione, mi sono decisa a prenotare la prima ecografia a nove settimane di gravidanza. Troppo presto? Troppo tardi? Ero stufa di farmi queste domande. C’era qualcosa di più importante: sapere che il mio bambino era davvero lì e che il suo cuore batteva dentro di me. Quando arrivò il giorno della visita, l’ansia ormai aveva preso il sopravvento e non è stato esattamente il momento idilliaco che mi aspettavo.

La ginecologa andava un po’ di fretta e non feci nemmeno in tempo ad entrare che mi disse “togli i pantaloni e sali sul lettino”. Ebbene, quel momento mi è sembrato interminabile (anche perché, credetemi, non riuscivo a toglierli quei maledetti pantaloni). Di lì a pochi minuti avrei visto per la prima volta la mia piccola creatura e ascoltato il suo cuoricino battere. E intanto il mio già batteva fortissimo, non riuscivo a pensare ad altro che a quel preciso istante, a come mi sarei sentita, a cosa avrei detto o fatto ma restai in silenzio.

Fissavo l’ecografo in cerca del mio piccolo mentre il mio utero veniva scandagliato in lungo e in largo e l’ansia aumentava. “Dove sei, vita mia?”, mi chiedevo tra me e me. Secondi che mi sono sembrati infiniti. “Eccolo!”, aveva esclamato la dottoressa, quasi in risposta a quella mia domanda. “Ora ascoltiamo il cuoricino”, continuando la visita. Di nuovo l’ansia si impossessava di me. Ma poi il suo battito, forte, chiaro, veloce ha sciolto ogni tensione e in quel preciso istante, ho guardato mio marito e abbiamo pianto.

Dopo quest’inizio emozionante, i mesi successivi sono trascorsi tra controlli, analisi del sangue e ad ogni visita il mio tesoro diventava più grande. Vederlo crescere dentro di me è stato incredibilmente commovente. Non credevo che questa gioia mi avrebbe accompagnato ogni singolo giorno della gravidanza e, invece, è andata proprio così. Ero felice, raggiante, piena di entusiasmo e lo sono stata per tutti i nove mesi, che mi sono goduta appieno uscendo, viaggiando, mangiando (eheh), in attesa del grande giorno.

Questi nove mesi sono stati un viaggio stupendo, senz’altro il migliore che abbia mai fatto finora. Nessuno dei luoghi raccontati in questo blog è minimamente paragonabile alla meta che stavo per raggiungere stavolta e, lo so, forse da viaggiatrice seriale e travel blogger non dovrei dirlo ma rinunciare ai grandi viaggi non mi è mancato per niente. Anzi, ho fatto volentieri a meno di prendere l’aereo in gravidanza e ho preferito rilassanti gite fuori porta, vicino casa per dedicare tutte le energie possibili alla vita che stava per nascere.

Considerando come sono andate le cose, ho fatto bene. Il mio principino (sì, è un maschietto) aveva una gran fretta di nascere e il 21 aprile, il giorno di Pasqua, con ben 3 settimane di anticipo, ha deciso che doveva venire al mondo fregandosene del fatto che la sua mamma stava finendo di preparare la borsa per l’ospedale e che il suo papà doveva ancora ritirare il trio al negozio. Lui voleva nascere, era pronto e, nonostante la mancanza di preavviso e la concitazione di quel giorno,  i miei (quasi) nove mesi di serenità, ci hanno permesso di affrontare tutto con consapevolezza.

Con la nascita di mio figlio Gabriel, questi nove mesi di viaggio si sono conclusi. Resteranno sempre un ricordo vivo nella mia mente e nel mio cuore che porterò dentro di me, che mi hanno cambiato, reso migliore, che mi hanno portato verso il traguardo e il successo più grande della mia vita. Ma per un viaggio che finisce, ce n’è sempre uno nuovo che comincia e ora, dopo i miei quasi nove mesi di gravidanza, per me è iniziata un’altra grande avventura, un altro grande viaggio che sarà altrettanto denso di emozioni: la maternità. E non sono mai stata più felice di partire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.