Sarà capitato a tutti di conoscere a menadito tutte le opere e la biografia di un grande autore, per poi condividerne il pensiero, lo stile, il linguaggio o, piuttosto, odiarlo perché un po’ troppo ostico per i nostri gusti. Ma perché dover essere costretti ad immaginarlo senza poter associare un volto ad una persona che in un certo senso ci ha fatto compagnia in molte ore di studio o di piacevole lettura?

In quest’ottica si colloca la bellissima pubblicazione di Contrasto dal titolo “Scrittori. Grandi autori visti da grandi fotografi“. Il libro, curato da Goffredo Fofi, riporta foto e biografie di tantissimi scrittori e scrittrici (raccolte in un volume di 250 fotografie) del nostro tempo e, soprattutto, del passato. Scrive il curatore nella prefazione:

“Gli scrittori non mostrano, non dipingono e non fotografano il vero o il ricostruito, o l’invenzione di un mondo altro. Per esprimersi si servono delle parole e non delle immagini, e il loro strumento di lavoro è rimasto, dal punto di vista dell’evoluzione della tecnica, il più semplice e comune di tutti: la penna e la macchina da scrivere, diventata più tardi il computer, che tuttavia, rendendo più veloce il lavoro della scrittura, può finire per condizionarlo stimolando una fretta che nei mediocri porta a escludere la riflessione, la meditazione. […] I maestri delle immagini affrontano i maestri della parola, e per quanto diversi siano i loro mezzi devono in entrambi i casi “costruire”, scegliere e montare.”

E’ dunque questo il lavoro dei grandi fotografi che hanno partecipato a questo bellissimo progetto, una sorta di sfida nel riuscire ad offrire in quello scatto un volto e ricostruire l’esistenza di quella persona, il suo genio, il suo pensiero, cercando di ottenere un risultato che mostri ciò che molti si aspettano di vedere dopo aver letto una o tutte le sue opere letterarie (a tal proposito si consiglia la lettura di Julio Cortàzar e del suo concetto di rapporto tra fotografia e scrittura).

Da Lessing a Sartre e Camus, passando per Borges, Hemingway, Orwell e Lawrence. Ognuno di questi ritratti è a modo suo intenso, profondo, celebre o singolare e ciascuno di essi è appositamente corredato di un testo che spiega i motivi di quella scelta artistica, ricorda alcuni capolavori che hanno reso quello scrittore immortale e, quando possibile, racconta la storia dell’immagine, di quell’incontro tra autore e fotografo, unico e irripetibile che è, appunto, il ritratto, risultato di un’alchimia complessa e affascinante (leggi anche della fotografia di Mulas).

Diversi sono poi gli scrittori italiani presenti nel libro. C’è Italo Calvino, maestro del ribaltamento di storie nei suoi romanzi, che guarda la macchina fotografica di Gianni Giansanti e, al tempo stesso, mostra sé stesso al rovescio in una sfera trasparente sullo sfondo di una bellissima giornata romana.

Molti autori, presenti nel libro, sono ritratti nella loro vita di tutti i giorni, nella loro intimità. C’è ad esempio Marguerite Duras fotografata da Robert Doisneau mentre beve un drink sotto casa sua a Parigi, in rue saint Benõit. Alice Munro, vincitrice del Premio Nobel 2013 per la Letteratura, fotografata da Peter Sibbaud anche lei nel suo giardino, seduta su una poltrona bianca di vimini, come una sofisticata signora borghese. Simone de Beauvoir la vediamo, invece, sotto casa a Montparnasse, ritratta da  Henri Cartier-Bresson con i capelli tirati che accentuano il sguardo severo.

Dunque un’opera pazzesca, il risultato di un incontro tra due arti che si fondono in un unico obiettivo, quello di costruire e montare la realtà, ognuno attraverso i proprio mezzi, offrendo al tempo stesso un catalogo di immagini uniche che mostrano l’abilità del fotografo, nonché l’anima vera di quell’autore che ha fatto la storia della letteratura italiana o straniera (è interessante conoscere anche il progetto singolare di Gianni Pezzani:” Mouche a lire”).

Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.