Festa dei morti in Sardegna: papassini e pippias de zuccuru a colazione

Il 2 Novembre è il giorno della memoria, il giorno in cui si ricorda chi ha sfiorato la nostra vita e che la vita ce l’ha donata, le persone che si sono amate e che non ci sono più, ma che vivono nei ricordi di ognuno di noi, ogni giorno.

Stephen Litteword

Svegliarsi la mattina con una buona colazione è importante ma se la colazione è speciale può cambiarti la giornata. La festa dei morti in Sardegna è un momento particolare dell’anno così come nelle aree celtiche e anglosassoni del mondo. La festività si rintraccia con varie denominazioni anche nelle tradizioni locali più antiche, come “su mortu mortu” o “is animeddas” in Sardegna. L’usanza anche qui è simile al nord Europa, i bambini girano per le case e chiedono dolci e a volte la tavola viene lasciata apparecchiata per l’anima di un defunto.

A differenza della festa dei morti in Sardegna, però, la tradizione di Halloween viene ricollegata all’antica celebrazione celtica chiamata Samahin, momento in cui la stagione della luce finiva e iniziava quella delle tenebre, una sorta di capodanno per questi popoli. Per loro l’anno iniziava infatti il primo novembre. Il mondo agricolo era strettamente legato a tempi naturali e ai ritmi biologici ed era questo il periodo in cui la stagione della luce finiva e iniziava quella del buio e del riposo.

Si riteneva che durante questa notte il confine tra il mondo dei vivi e quello delle anime si assottigliasse fino a scomparire. Per l’importanza che rappresentava nel mondo pagano, Gregorio IV istituì “Ognisanti” come festività cattolica, in inglese “all hallows even” poi diventato Halloween. A ben vedere, dunque, nessuna origine occulta per questa festa, ma rinnovata consapevolezza delle proprie radici. Il mio viaggio a Cabras è iniziato proprio in concomitanza con la festa dei morti in Sardegna e mi ha lasciato tanti ricordi bellissimi. Uno dei più belli e anche più gustosi mi riporta ai papassini e alle pippias de zuccuru!

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Le pippias de zuccuru le ho provate per la prima volta a colazione nel BB Da Elena a Cabras dove ho soggiornato. Questo BB è vicinissimo al centro di Cabras che è raggiungibile anche a piedi in 10 minuti. Noi eravamo in macchina e, con l’aiuto del navigatore, lo abbiamo trovato molto velocemente. La signora Elena al telefono ci aveva detto che Cabras è un groviglio di strade e perdersi è molto facile ma per fortuna non è andata così e, una volta arrivati, abbiamo ricevuto una calorosa accoglienza dalla proprietaria. Pulito, grazioso e funzionale, il bb ci è piaciuto e siamo rimasti molto contenti anche della nostra camera.

Con Elena siamo entrati subito in sintonia e abbiamo parlato molto di animali, di gatti in particolare e di come alcuni, sorprendentemente, amino viaggiare insieme ai propri padroni. Dopotutto, doverli lasciare a casa è sempre un po’ doloroso (ne ho parlato in questo articolo). Oltre a darci tantissimi suggerimenti utili, la signora Elena ci ha anche fornito informazioni interessanti per l’organizzazione del nostro itinerario turistico e delle varie tappe, compresa la Peschiera di Pontis.

Dopo una giornata intera trascorsa girovagando per la bellissima Penisola del Sinis e le rovine di Tharros, abbiamo cenato e siamo poi tornati in camera per riposare e ricaricarci in vista di un’altra giornata piena. Al risveglio siamo scesi al piano terra per fare colazione e ci aspettava una tavolata imbandita di dolci tipici sardi, pane e marmellata, succhi di frutta: tutto naturale e fatto a mano direttamente da Elena, secondo l’antica tradizione sarda. E svegliarsi la mattina con una colazione così è davvero il massimo per me!

La colazione, specialmente per un viaggiatore che resta in giro tutto il giorno, è fondamentale: deve essere abbondante, ricca e, soprattutto, genuina. Su richiesta, Elena ci ha messo a disposizione anche alcuni prodotti salati, come formaggio e prosciutto. Insomma, non potevamo chiedere di più. Era tutto squisito ma ad incantare le mie papille gustative sono stati soprattutto i papassini e le pippias de zuccuru che, tradotto letteralmente, significa “bambine di zucchero“, per la loro forma somigliante a quella di una bambola. B U O N I S S I M E, grazie Elena!

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