Ormai è chiaro a tutti gli influencer e travel blogger o aspiranti tali che diventare travel blogger famosi non è di certo un’impresa facile. La passione per la scrittura resta un requisito imprescindibile, questo è chiaro.  Un travel blogger ama scrivere, ama raccontare un luogo dovunque esso sia anche vicino casa, perché la voglia di condividere anche una piccola avventura, anche una sola giornata di viaggio o una gita fuori porta è il tratto distintivo, più importante e più comune. Quindi, si potrebbe concludere che amore per la scrittura e piacere della condivisione sono le vere chiavi d’accesso al mondo del blogging. La realtà però racconta una storia diversa,ovvero che se non hai i numeri giusti non ti vuole nessuno. E nella maggior parte dei casi, per essere giusti, i numeri di visite, di follower, di ingaggi devono essere alti.

Chi sono i micro-influencer

Ma allora come può, chi muove i suoi primi passi, non sentirsi escluso e estromesso da ogni possibilità di inserimento? La risposta è nei micro-influencer, ovvero tutti quelli che non hanno un alto tasso di celebrità eppure riescono ad influenzare in modo decisivo gli utenti con i loro post. Di solito il loro numero di seguaci oscilla tra i 1000 ed i 10000 seguaci, cosa che non li rende “famosi” ma comunque conosciuti all’interno della loro cerchia di contatti. Quello che potrebbe sembrare un limite si trasforma così in un vantaggio per le aziende che hanno iniziato a reclutarli per comunicare e promuoversi in modo più diretto tra i loro potenziali clienti. Ovviamente sarebbe da ingenui credere che basti questo per lavorare e guadagnare. Come in ogni professione e settore, qualità come competenza e autorevolezza non possono mancare e, pur muovendosi in un contesto più piccolo, bisogna saperle dimostrare.

Requisiti di un micro-influencer

Spesso si dice (e l’ho scritto anche io nell’introduzione di questo post) che il requisito fondamentale di un micro-influencer sia la passione. Questo è innegabile e forse anche un po’ banale sebbene mai scontato. Il blogging, infatti, per essere di qualità deve necessariamente partire da questo perché la genuinità del blogger viene percepita dal lettore come un elemento di credibilità e onestà, a volte carenti nei grandi macro-influencer più focalizzati sul profitto. La verità, però, è che la sola passione non basta e che per quanto “micro” il blogger deve produrre contenuti curati ed efficaci, accompagnati da immagini di qualità che tengano conto di tecniche di scrittura SEO, ricerca di keyword e analisi delle statistiche. D’altronde il pubblico di un micro-influencer potrebbe rivelarsi anche più attento ed esigente rispetto al lavoro svolto. L’autorevolezza del blogger si costruisce, quindi, partendo sì dalla passione ma anche maturando competenze tecniche, informatiche e spesso ormai anche fotografiche.

Pregi di un micro-influencer

I micro-influencer e micro-blogger hanno un vantaggio rispetto agli “avversari” macro. Operano all’interno di una nicchia specifica che risponde meglio agli interessi e alle esigenze di un’azienda. In pratica, il fatto di rivolgersi a poche persone consente un’interazione maggiore e di conseguenza anche una selezione più coerente rispetto ai temi e contenuti trattati. Il micro-influencer è, quindi, capace, di costruire attraverso il blog e i suoi canali social una rete di contatti piccola ma funzionale rispetto agli obiettivi di un potenziale cliente. Inoltre, la possibilità di creare un rapporto più stretto con gli utenti e di potersi confrontare personalmente con loro offre un vantaggio notevole dal punto di vista della credibilità e fidelizzazione. I lettori si fidano del micro-influencer perché lo sentono vicino a loro.

Perché lavorare con un micro-influencer

Il vantaggio per le aziende nel lavorare con i micro-influencer deriva da diversi fattori. La piattaforma di pubblicazione online The Startup li ha riassunti in tre punti utilizzando la seguente grafica:

  • Maggiore engagement: il livello di coinvolgimento degli utenti nelle campagne di micro-influencer marketing è superiore del 60% rispetto a quello ottenuto dai macro-influencer.
  • Migliore rapporto qualità-prezzo: i micro-influencer sono 6,7 volte più efficienti e convenienti rispetto agli influencer che hanno numeri, visitatori e audience più ampi.
  • Maggiori conversazioni: rispetto ai macro-influencer, i micro-influencer riescono a portare, su base settimanale, un numero più elevato di conversazioni rispetto all’utente medio.

C’è finalmente spazio per tutti?

Questo significa che, per rispondere a chi mi chiede “posso diventare un travel blogger anche se non ho la possibilità di viaggiare spesso” che in questo nuovo scenario c’è spazio per tutti. È chiaro che senza viaggiare molto e senza entrare in contatto con altre culture e con altre lingue si é un po’ penalizzati, anche a livello di crescita personale e di come si sviluppa la dimensione del viaggio (d’altronde, il modo stesso in cui viaggiamo e raccontiamo cambia insieme a noi per via di un’esperienza che abbiamo maturato durante il cammino) ma, riflettendoci, viaggiare non significa necessariamente prendere un aereo e spostarsi dall’altra parte del mondo, lontano mille miglia da casa propria. Viaggiare significa innanzitutto emozionarsi e che questo accada davanti alle Piramidi d’Egitto, alla vista delle Cascate del Niagara o di fronte ad un tramonto nella propria città non conta poi molto. Ciò che conta davvero per un travel blogger è saperlo raccontare e riuscire ad emozionare anche gli altri.

Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.