Quando essere travel blogger significa impegno sociale

Può il mondo dei travel blogger collaborare con il mondo del sociale? Secondo me  non solo può ma deve. Eppure ci sono dei temi (come quello sul turismo accessibile) di cui nessuno vuole parlare nei propri blog. Questi temi vengono, spesso, considerati ” di nicchia” senza capire che il motivo per cui sono di nicchia è proprio che nessuno vuole trattarne.

Sarà perché sono temi delicati e scomodi o semplicemente perché non rendono quanto altri più cool, fatto sta che nell’immensità di post che ogni giorno vengono scritti e diffusi quasi mai si trova un po’ spazio, ad esempio, per parlare di viaggi e disabilità. Non solo. Anche quando è qualcun’altro a farlo sembra non riscuotere tanta attenzione quanto i soliti post che annunciano la prossima partenza per una nuova meta esotica.

Eppure durante la conferenza Europe without Barriers a Lucignano mi è apparso subito molto chiaro quanto possa essere importante il ruolo di un blogger e dell’informazione in generale. Perché se le cose succedono ma nessuno ne parla, innovazioni, idee e progetti interessanti restano, purtroppo, sempre relegati alle sedi istituzionali e utilizzati unicamente dagli addetti ai lavori.

Per questo credo fermamente che il lavoro di travel blogger possa integrarsi bene nel terzo settore dando vita ad una nuova figura di operatore sociale capace di far passare messaggi ed informazioni importanti  utilizzando le nuove tecnologie, i social media e la propria influenza sul web, con l’intento di dare voce e spazio a chi di solito ne ha poca o non ne ha per niente.

Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia, si sposta” affermava Alexandra David-Néel, una scrittrice ed esploratrice francese, famosa per essere stata la prima donna occidentale a giungere nel 1924 a Lhasa, all’epoca vietata agli stranieri ed io non posso che concordare. Incontrare l’altro dovrebbe essere uno dei momenti principali di ogni viaggio che sia esso lontano o anche solo dietro l’angolo.

Certo, non ci si può aspettare che un blogger lavori e si impegni,  scriva uno o più post, o produca dei video e movimenti i suoi social media per promuovere una causa o un progetto senza aspettarsi proprio niente in cambio. Condividere i suoi articoli, mostrare interessamento, aiutarlo ad acquisire visibilità e regalare qualche link in uscita verso il suo blog sono una dovuta ricompensa.

Voi avete mai sostenuto una causa o progetto sociale in qualità di travel blogger?

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