Cosa vedere a Deira in poche ore per scoprire il volto autentico di Dubai

“Ma dove siamo finiti? Qui non sembra nemmeno di essere a Dubai!” ricordo di aver pensato subito dopo essere uscita dalla stazione Union della metro, nel quartiere di Deira. Penserete che sono esagerata ma dopo aver visto per giorni e giorni, grattacieli scintillanti, centri commerciali enormi, eleganti locali alla moda, anche a voi Deira sembrerà un altro mondo. Un mondo decisamente lontano da Dubai, così lontano che il primo impatto con il quartiere e i suoi abitanti non è dei migliori.

La prima sensazione che provo arrivando nel quartiere di Deira è quella di trovarmi nella tipica periferia un po’ degradata che esiste in tutte le città del mondo. C’è molta sporcizia in giro, rifiuti per strada, odori non proprio gradevolissimi e tanti occhi puntati, in primis quelli degli uomini accampati nel giardino dell’Union Metro Station e poi tutti quelli che incontriamo sulla strada verso l’alloggio.  Saranno stati appena 10 minuti di cammino ma ci sembrano interminabili!

Ad un certo punto, passiamo davanti ad una piccola moschea. Non conosco il suo nome ma su Google Maps viene indicata come Masjid 19A Street. Qui, molti musulmani sono intenti a pregare e mi preoccupa il rumore delle nostre valigie che strusciano sull’asfalto, rimbombando nel silenzio circostante. In giro si vedono solo uomini. Alcuni sono fermi all’ingresso dei loro negozi e ci osservano tutto il tempo, immobili. E quello sguardo fisso su di noi sembra quasi voler dire “perché siete qui?”.

Finalmente arriviamo in hotel. Lo chiamo hotel per semplificare perché in realtà assomiglia molto più ad una specie di bettola che ad un hotel. La nostra camera, però, è più pulita di quanto ci aspettassimo. E il prezzo, pur essendo altino, è più conveniente di tanti altri. Dopotutto, non ci possiamo permettere di trascorrere una settimana a Dubai nel lusso sfrenato e neanche nel semplice lusso, quindi dobbiamo farcelo piacere, anche accettando il rischio di incontrare qualche scarafaggio, come avvisa qualcuno su Tripadvisor.

Il tempo di posare le valigie, rinfrescarci e metterci addosso qualcosa di pulito, dopo i due giorni ad Abu Dhabi da cui siamo partiti qualche ora prima, ed eccoci di nuovo in giro alla scoperta del quartiere di Deira, entusiasti all’idea di scoprire quell’altra faccia di Dubai che non corrisponde allo stereotipo ma ne rappresenta l’anima più autentica. La prima tappa non poteva che essere il Gold Souk, il souk dell’oro più famoso di Dubai ma soprattutto il più grande del mondo dov’è concentrata la maggior parte di turisti.

In una delle vetrine piene di gioielli d’oro di un giallo mai visto, esposto c’è anche un enorme anello di 21 carati con al centro una gemma di quasi 6 kg che per queste sue caratteristiche “speciali” è entrato nel Guinness dei Primati come l’anello d’oro più pesante del mondo. In realtà, si tratta di una vera e propria opera d’arte conosciuta come Najmat Taiba, creata da un’azienda orafa dell’Arabia Saudita. Preso d’assalto dai turisti, questo anello gigante è una delle attrazioni principali del souk dorato.

Tra i gioielli luccicanti che ci circondano, notiamo un negozietto di souvenir che espone delle borsette molto carine. Entro e chiedo quanto costa. Non sono convinta ma la prendo senza pensarci molto perché il negoziante mi sollecita “scusa ma dobbiamo chiudere”. “E perché?”, domando io. La sua risposta arriva insieme ad un sorriso: “oggi è venerdì islamico! Noi musulmani dobbiamo andare alla moschea per le preghiere pubbliche”. “Già, è vero. Non ci avevo pensato. Ma allora come mai il negozio di fronte è ancora aperto?”, gli chiedo.

Ancora un sorriso. Ancora una risposta gentile. Stavolta, con un pizzico di ironia,  mi risponde: “Quelli non sono musulmani, hanno un permesso speciale. Noi, invece, che siamo musulmani non abbiamo permessi… dobbiamo andare a pregare”. Sorrido anche io e lo ringrazio, poi salutiamo e andiamo via. Ma come ho fatto a dimenticare che fosse venerdì?! Beh, quando si viaggia intensamente il modo di percepire il tempo può subire dei cambiamenti perché scandito da momenti ed esperienze non dal calendario.

Nel tragitto tra il souk dell’oro e il Creek di Dubai, ci ritroviamo davanti l’elegante Belhul Mosque di cui, purtroppo, non so dirvi molto perché le informazioni in merito scarseggiano. Poco più avanti, a brevissima distanza dal Gold Souk, si trovano altri due souk locali molto frequentati: il Perfume Souk, il mercato dei profumi, con le sue piccole botteghe piene di fragranze vendute in ampolle e flaconcini e lo Spice Souk, il mercato delle spezie con i suoi inebrianti aromi di zenzero, cumino, cannella e tanti altri.

Quel giorno, però, non essendoci molti turisti, veniamo letteralmente braccati dai venditori che tentano in ogni modo di venderci qualcuna delle loro mercanzie, promettendo affari molto convenienti. Noi ringraziamo con gentilezza e, dopo un’ultima occhiata alla favolosa architettura che ci circonda, lasciamo i souk diretti verso la tappa finale di questo tour di Deira, il Creek… e lo scenario che si apre davanti a noi, una volta giunti sulle sponde del canale che separa Deira dal quartiere di Bur Dubai, è davvero unico.

Dalla vicina Deira Old Souk Abra Station sono continuamente in partenza le abre, piccole imbarcazioni motorizzate che trasportano turisti e locali a pochi dirham da una parte all’altra del Creek. Non c’è tempo per provare l’esperienza perché si sta facendo tardi, abbiamo fame e fra meno di un’ora si parte per un fantastico safari nel deserto per cui rientriamo verso i vicoli dei souk. Prima di tornare in hotel, ci fermiamo a mangiare qualcosa in un ristorante indiano davanti alla Belhul Mosque.

Le porzioni sono davvero abbondanti ma non abbiamo tempo per finirle. Siamo in ritardo, la nostra guida ci aspetta già in hotel. Ripercorriamo il Gold Souk di fretta e noto che il negoziante da cui ho comprato la borsetta non ha ancora riaperto. Mentre cammino spedita mi tornano in mente le sue parole, il suo sorriso, il modo in cui rispondeva alla mia curiosità con gentilezza, quel suo senso di devozione e rispetto della religione. No, Deira non è così spaventosa in fondo, è solo piena di vera umanità. Una cosa a cui forse non siamo più tanto abituati.

3 Commenti

  1. Anna Maria

    Sobrio, scorrevole e piacevole l’articolo appena letto; ci conduci nelle vie e persino davanti alle vetrine dei negozi con garbo, par quasi di essere lì con te. Brava Marianna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.