Cosa vedere ad Atrani: la bellezza della Costiera Amalfitana fuori stagione

Atrani non è solo uno dei borghi più belli della Costiera Amalfitana ma anche una delle località italiane più caratteristiche e questa non è la solita frase ad effetto né una semplice considerazione personale perché da molti anni ormai il suo nome appare in liste e classifiche autorevoli che lo descrivono come uno dei borghi più belli d’Italia, sancendone in modo indiscutibile la sua bellezza. E io non c’ero ancora stata, nonostante l’avessi avuta a portata di viaggio per anni, essendo nata e cresciuta nella città di Salerno.

L’occasione per visitarla è arrivata finalmente l’anno scorso, verso novembre, in occasione di una visita alla mia famiglia. Quante volte percorrendo la statale 163 Amalfitana avevo letto il cartello con le indicazioni per Atrani e tutte le volte per un motivo o per un altro ero passata oltre verso la più famosa Amalfi o verso la bellissima Sorrento. Stavolta, però, l’avevo promossa “destinazione ufficiale” e mi sarei fermata per dedicarle qualche ora di visita e per assaporare ogni prospettiva di questo splendido angolo di Costiera.

Pur essendo meno conosciuta rispetto ad altre cittadine del litorale amalfitano, il borgo di Atrani, infatti, merita assolutamente una visita. Lo pensavo prima di andarci e lo confermo dopo esserci stata. Questo piccolo comune italiano che pare detenga anche anche un altro primato, quello di comune più piccolo d’Italia, si trova a meta strada tra mare e scogliera ed è un luogo pieno di storia e magia, che si percepiscono fin da subito entrando in piazza Umberto I, la “Piazzetta” di Atrani, il vero cuore della cittadina.

Tutto qui è piccolo ma molto ordinato e si respira un’aria davvero rilassata e familiare, merito degli abitanti che si raccolgono in questa piazzetta fin dalle prime ore del mattino riempiendo i bar per la colazione o l’aperitivo. Ci fermiamo anche noi e prendiamo qualcosa da bere in uno dei locali ed è impossibile non sentirsi immediatamente parte di questo silenzioso e perfetto microcosmo. Dopo la sosta, il mio sguardo viene attirato dalla Chiesa di San Salvatore de Birecto, in cui si eleggevano i dogi della Repubblica di Amalfi.

Purtroppo la Chiesa era chiusa (mi chiedo perché?) e non abbiamo potuto visitarla per cui ci siamo limitati ad ammirarla dall’esterno. “Questa è una chiesa antichissima, la più antica della Costiera, lo sapete?” ci chiede qualcuno mentre siamo intenti a fotografarla. In questo periodo dell’anno non c’è più l’affollamento dell’estate e noi “forestieri” che ci aggiriamo incuriositi non passiamo di certo inosservati. “Davvero? No, non lo sapevo, grazie” gli rispondo. E iniziamo a chiacchierare come se ci conoscessimo da una vita.

Gli spieghiamo che siamo qui a visitare il borgo. “Sì, ma qui non è che ci sia chissà cosa da vedere eh, Atrani questa è” mi viene detto. Non è la prima volta che sento un mio compaesano dire cose del genere quasi a doversi giustificare perché “Atrani questa è”. Comprensibile certo per chi ci vive e la vede ogni santo giorno ma si dimentica che, nonostante le apparenze, la Costiera Amalfitana (tutta!) rappresenta una ricchezza inestimabile per il nostro territorio, per tutta l’Italia e per il mondo intero.

Se così non fosse, perché tanti viaggiatori da tutto il mondo percorrerebbero chilometri e chilometri per venire a visitarla? “Non dovete dire cosi – quando torno in Campania non riesco a fare a meno di riprendere l’abitudine del voi – questo è un posto bellissimo. E abbiamo il dovere di valorizzarlo e promuoverlo. Dobbiamo farlo noi per primi. Ricordatevi che c’è sempre qualcosa ovunque si vada che valga la pena di essere vista.” Il mio interlocutore, un simpatico signore sulla cinquantina, mi guarda, sorride, annuisce.

Avete ragione! Questo è un posto bellissimo soltanto che io lo vedo sempre ma fate bene a visitarlo. Anzi fate cosi… se adesso salite per quelle scalinatelle fino a sopra trovate la Collegiata di Santa Maria Maddalena e un panorama bellissimo. Andateci e buona visita“. Ringrazio e mi lancio nell’itinerario che mi è stato suggerito con tutta l’energia e l’entusiasmo di chi sta per vedere ancora qualcosa di nuovo. Anche se poi si fa presto a chiamarle scalinatelle…

Il simpatico signore doveva essere di sicuro più allenato di me perché salire quelle scalinatelle richiedeva non poca fatica e siamo arrivati alla Chiesa con il fiatone. La scalata, però, mi ha permesso di addentrarmi tra vicoli e vicoletti, tra le case di chi ad Atrani ci abita tutto l’anno, di immedesimarmi nelle persone che per secoli hanno percorso quegli stessi gradini. Ed è stato molto emozionante. Finalmente raggiunto il piazzale della Chiesa, la vista dalla terrazza che si apre sul Golfo di Salerno ci lascia senza parole.

L’azzurro del mare, placido e solitario, la pace che ci avvolge e l’assenza quasi totale di rumori ci lascia sognanti e per qualche secondo ci sentiamo altrove. Un altrove fatto di benessere ed emozioni che è difficile spiegare a parole. Dopotutto, avere la possibilità di vivere e visitare la costiera fuori stagione ti offre il privilegio di coglierne lati nuovi che rischiano quasi sempre di passare inosservati nei mesi estivi, quandole giornate della Costiera sono scandite dalla presenza asfissiante di “caldo e gente”.

Restiamo ancora lì, estasiati, a goderci quello spettacolo che ci ha letteralmente rapiti e torniamo verso la Collegiata. Ci fermiamo ad ammirare prima di tutto la facciata, ritenuta l’unico esempio di Rococò presente sulla Costiera Amalfitana e poi entriamo per visitarla. Fondata nel 1274, fu voluta e realizzata dai cittadini in segno di gratitudine verso Santa Maria Maddalena che li aveva liberati da una guarnigione di soldati saraceni ed oggi come ieri, rappresenta  non solo un luogo di preghiera ma anche di ritrovo per tutta la comunità.

Da sempre scrittori e poeti hanno dedicato ad Atrani amabili parole e dolci versi. Tra i tanti anche il famoso filosofo tedesco Walter Benjamin che dopo una visita in Costiera Amalfitana nel 1924 la raccontò con queste parole: “la curva scalinata barocca in leggera salita verso la chiesa. La cancellata dietro la chiesa. Le litanie delle vecchie all’avemaria: propedeutica alla prima classe del trapasso. Se ci si gira la chiesa confina, come Dio stesso, col mare. Vicoli come canali di ventilazione. Nella piazza del mercato una fontana. Verso sera, donne ai suoi bordi. Poi solitaria. Un gorgogliare arcaico”.

Una descrizione semplicemente perfetta!

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Un commento

  1. E pensare che di Atrani conoscevo, come tanti, solo l’esistenza di ottimi ristorantini sul mare. Sei stata capace di descriverla in toto e di darle un’anima e far capire che anche se piccola, ha molto da raccontare. Grazie Marianna

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