Sono arrivata a Bali una mattina calda e soleggiata di agosto. Ci lasciavamo alle spalle 3 giorni intensi a Singapore e una nottata in bianco trascorsa all’aeroporto. La stanchezza era talmente tanta che ci siamo addormentati appena preso posto in aereo e le due ore di viaggio sono volate. Ci svegliamo solo all’avviso del pilota che stavamo per atterrare e dopo pochi minuti, eccoci all’aeroporto Depansar, pronti ad una nuova avventura.

La nostra base per tutti gli spostamenti è Ubud, centro spirituale dell’isola in posizione strategica per raggiungere le sue principali attrazioni ma prima di stabilirci lì facciamo una sosta a Tanah Lot. Non avremo modo di tornare sulla costa occidentale, quindi, chiediamo al nostro driver Putu di portarci in un hotel della zona per concederci qualche ora di sonno e visitare i templi indù Tanah Lot, dedicato alla divinità del mare, e Pura Batu Bolong, poco distante, prima di raggiungere Ubud.

Passare dallo sfarzo, la modernità, la perfezione di Singapore alla profonda semplicità di Bali è stato come ritrovare improvvisamente se stessi nella corsa frenetica che questa società occidentale ti impone, è stato come riadattarsi e riconciliarsi con i ritmi naturali e rilassati di un mondo, forse, più povero di cose ma più ricco di gioia, di emozioni, di autentiche ore di vita.

tanah_lot_bali

Lasciamo Tanah Lot nel pomeriggio e raggiungiamo Ubud nel giro di un’oretta ma è ormai già buio quando arriviamo (in Indonesia alle 18.30 sembra mezzanotte) e, purtroppo, in hotel veniamo accolti con una brutta notizia. L’alloggio che avevamo prenotato da mesi era occupato e, quindi, ci avrebbero sistemato altrove per la notte ma saremmo potuti tornare il giorno dopo e proseguire il soggiorno come da prenotazione.

Al mio “why?” mi viene semplicemente risposto che c’era stato un problema con la prenotazione, cosa abbastanza strana avendo prenotato via Booking con così tanto anticipo. “Vabbé, siamo in Indonesia, bisogna adattarsi” ho pensato se non fosse che l’altra sistemazione era veramente brutta, sporca, buia e con un tanfo di chiuso irrespirabile. Morale della favola: dormiamo poco e niente… e la sveglia domani suonerà molto presto!

Giorno 1: Ulun Danu, Taman Ayun e risaie

Nonostante la notte insonne, alle 7 siamo già in piedi e dopo una colazione a base di banana pancake, frutta e caffè ci incamminiamo verso il luogo d’incontro per incontrare Pande, la nostra guida balinese che ci condurrà per due giorni alla scoperta della sua incantevole isola. Accompagnati dai suoi racconti (Pande parla bene l’italiano per cui comprendere ciò che si visita è molto più semplice), il primo giorno il tour inizia con la visita ad una scuola balinese, dove veniamo accolti da tanti dolcissimi bimbi che ci regalano decine di sorrisi e di selfie.

scuola_bali_bambini_studenti

Prossima destinazione, il Pura Ulun Danu Bratan. Considerato uno dei templi più importanti di Bali, il Tempio sul lago è dedicato a Dewi Danu, la dea delle acque ed è completamente circondato dal lago Bratan. Da qui ci spostiamo verso la cascata Tanah Barak a Munduk e le terrazze di riso di Jatiluwih e concludiamo la giornata al tempio di Taman Ayun, entrato a far parte della lista dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 2012.

Tempio_lago_bali_indonesia

pande_guida_bali_cascata_Munduk

terrazze_riso_Jatiluwih_bali

tempio_Taman_Ayun_balui

Giorno 2: Besakih, Kerta Gosa e Goa Lawah

Il secondo giorno a Bali la sveglia suona ancora più presto ed il tour prevede come prima tappa la visita ad una piantagione di caffè dove si producono diversi tipi di caffè e tè al gusto di cacao, vaniglia, ginseng e, ovviamente, zenzero. Purtroppo, vendevano anche il Kopi Luwak dietro il quale si nasconde una storia di sfruttamento e crudeltà sugli animali di cui avevo solo letto ma che, dopo aver visto con i miei occhi quei poveri zibetti in gabbia, ho dovuto confermare.

Dalla piantagione ci spostiamo al villaggio balinese di Peglipuran dove impariamo molte cose sulla vita delle popolazioni locali e anche sulla loro morte, in particolare sui riti che vengono svolti in occasione della “festa” della cremazione e, dopo Peglipuran, visitiamo Besakih, il tempio madre, il tempio più importante, più grande e più sacro della religione Indù a Bali. Da qui, prima di rientrare, raggiungiamo Kerta Gosa, il palazzo della giustizia ed, infine, il Tempio dei pipistrelli di Goa Lawah.

piantagione_caffe_bali

villaggio_Peglipuran_bali

Besakih_tempio_madre_bali

kerta_gosa_palazzo_giustizia_bali

Tempio_pipistrelli_goa_Lawah

Giorno 3: UBUD

Il terzo e ultimo giorno di viaggio a Bali lo dedichiamo ad Ubud, il cuore della vera Bali. In mattinata visitiamo il Puri Saren Agung, il Palazzo Reale e il Pura Marajan Agung, il tempio privato della famiglia reale e ovviamente la famosa Monkey Forest, con le sue vivaci scimmiette. Nel pomeriggio, invece, ci regaliamo un po’ di relax in una delle tante spa che offrono massaggi e pacchetti a prezzi davvero super convenienti… e vi dirò, il massaggio balinese è un’esperienza da fare assolutamente.

monkey_forest_ubud_bali

palazzo_reale_ubud_bali

Pura_Marajan_Agung_tempio_ubud_bali

Ma i nostri 3 giorni a Bali non potevano essere completi senza uno spettacolo di danza sacra Barong, per cui in serata andiamo ad assistere ad una rappresentazione di una compagnia locale al Teatro Balai Banjar e devo ammettere che la decisione è valsa ognuna delle 80 mila rupie pagate per l’ingresso… il nostro arrivederci all’isola degli Dei non poteva essere migliore di questo. Bali, sei stata una scoperta magnifica per noi, terima kasih dal profondo del cuore. Questo non è un addio ma solo un arrivederci!

spettacolo_danza_barung_bali

Scritto da:

Marianna Norillo

Viaggio, scrivo, sogno. E poi ricomincio. Perché viaggiare è come vivere più vite in un solo corpo. Scrivere significa viaggiare anche quando il viaggio finisce. Sognare dà forma a nuovi viaggi e nuovi racconti e, viaggio dopo viaggio, racconto dopo racconto, il mondo cambia.