Cosa fare, vedere e mangiare a Gallipoli in mezza giornata

Non so dire quando questo viaggio nel Salento abbia avuto realmente inizio. Forse ben prima di arrivare in Puglia. Ero a casa e già fantasticavo sulle cose nuove che avrei visto immaginandomi in qualche località sulla costa a gustare pucce e frise, ad immergermi in quell’acqua cristallina che avevo sempre e solo ammirato nelle foto su Internet. E così è stato. Fantasia e realtà stavolta si sono strette la mano, regalandomi anche un bagno al mare, inaspettato.

Ma come ogni storia si parte sempre da qualcosa per arrivare a qualcos’altro. E io sono partita da Gallipoli o meglio da Casarano (che vi ho raccontato qui) e da una giornata di visite interessante quanto calda. Ad accompagnarmi e farmi da guida “per un giorno” è stata Laura Pino che da ben 12 anni gestisce con passione e professionalità il B&B Flowers Home, un graziosissimo Bed & Breakfast a Casarano dove mi ha ospitato con vero senso dell’accoglienza. 

Insieme a lei e a sua figlia Cristiana ci siamo regalate una piacevole passeggiata a Gallipoli vecchia, che galleggia su un’antica isola calcarea usata come stazione dai pescatori siciliani in fuga dal tiranno Dionigi che qui a partire dal 350 a.c. avevano costruito qualche dimora senza un ordine particolare. In realtà, Gallipoli vecchia, il centro storico della città non è sempre stata un’isola. Un tempo era unita alla terraferma da un istmo che, però, i veneziani nel 1484 decisero di tagliare per scopi difensivi. 

Per alcuni secoli l’unico modo per raggiungere la terraferma era, dunque, via mare a bordo di piccole imbarcazioni. Le cose cambiarono nel ’600 con la costruzione di un ponte in muratura che ancora oggi consente il passaggio di persone e mezzi di trasporto. Tutto attorno all’isola, invece, è ancora ben conservata la cinta bastionata che si estende per circa due chilometri racchiudendo tutto il centro storico in un confine che assomiglia, secondo alcuni, ad un guscio di testuggine.

Il punto di partenza di un tour di Gallipoli non può che incominciare dal porto dove si trovano la Fontana Greca, costruita nel Rinascimento ed erroneamente fatta risalire al III° secolo a.C. (da qui la convinzione che fosse la più antica d’Italia) e il Rivellino, la fortificazione munita di torre che costituisce uno dei simboli più famosi di Gallipoli e che troverete alla vostra sinistra attraversando il famoso ponte per raggiungere Gallipoli vecchia, sospesa tra un presente accattivante e un passato suggestivo.

Descrivervi la mia emozione nel vedere e percorrerne i vicoletti con i loro negozi e boutique, le loro corti e palazzi antichi e le chiese barocche tra cui la maestosa Cattedrale di Sant’Agata è veramente difficile. Non c’è una sola cosa (e persona) che non valga la pena di ammirare: dai pescatori che sistemano le reti sull’uscio di casa ai muratori grondanti di sudore che nonostante il caldo asfissiante continuano senza sosta a ristrutturare l’ennesimo edificio al musicista di strada che aggiunge il tocco finale ad un quadro già cosi perfetto.

A Gallipoli Vecchia la parola d’ordine è perdersi. Non cercare di capire tutto solo perdersi per non perdersi niente. E se proprio ci tenete ad aggiungere una tappa culturale alla visita fate un salto al frantoio ipogeo di Palazzo Granafei dove, un tempo, si produceva in gran quantità l’olio lampante, importante fonte di guadagno per i commercianti locali. Ce ne sono molti in tutto il Salento e nella stessa Gallipoli ma questo è l’unico interamente ristrutturato e vale la pena entrarci per l’importanza storica oltre che commerciale che una struttura come questa aveva nel Settecento.

Durante il tour del frantoio la guida ci ha spiegato anche il funzionamento dei vari strumenti presenti e non mi ha meravigliato più di tanto scoprire che si trattava di un lavoro veramente massacrante. Pensate che una delle mansioni consisteva nello stare piegati tutto il giorno a raccogliere olio da un buco stando attenti a dividerlo bene dall’acqua. Ci credo che lo stipendio era doppio! Una faticaccia. La visita dura poco ma è molto interessante e il prezzo è irrisorio (solo 1,50 euro).

Se c’è troppo caldo, li sotto vi rinfrescate pure un po’. E che volete di più? Dopo il frantoio ci viene un po di fame. Abbiamo superato l’ora di pranzo e ci fermiamo da Scafùd dove Laura è già stata e suggerisce di fermarsi. Fa bene perché il menu è pieno di roba buonissima ma soprattutto tipica. Ordino una bella frisa vegetariana che son troppo curiosa di assaggiare e non potrei scegliere meglio perché sono divine e mi vengono servite anche in modo molto originale, in versione tartare. Insomma, la foto eccola qua. C’è poco da aggiungere.

Il giro a Gallipoli prosegue tra le vie di questo magico borgo e prima di andar via elemosino qualche scatto ricordo a Laura e figlia e ripartiamo alla volta di un mini tour panoramico della costa direttamente dall’auto. Il caldo e i colori meravigliosi dell’acqua non fanno che aumentare il nostro desiderio di bagnarci ma non abbiamo il costume e sul litorale gallipolino c’è troppa gente. E allora che si fa, si rinuncia? Eh no, perché possiamo ancora giocarci la carta Torre San Giovanni, a metà tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca.

Carta che si rivela assolutamente vincente perché la spiaggia non è affollata così, lontane da occhi indiscreti, togliamo i vestiti e facendo finta di avere addosso un vero costume entriamo in acqua… e che acqua ragazzi! Restiamo a mollo per un bel po’ chiacchierando tanto e di tutto e il tempo vola letteralmente. Credetemi andar via è stato doloroso. Guardavo quel meraviglioso angolo di paradiso e pensavo “e quando ti rivedrò?“. Beh, sapete una cosa, stavolta credo di avercela pronta la risposta. Perché ho già deciso che ci torno presto, davvero presto, il prima possibile.

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